Attacco hacker all'FBI, ShinyHunters rivendica il furto dei dati di tutti i dipendenti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Un attacco informatico di proporzioni senza precedenti ha colpito l'FBI, l'agenzia federale statunitense, mettendo a rischio la sicurezza di decine di migliaia di dipendenti. Il gruppo di criminali informatici ShinyHunters ha rivendicato la violazione, sostenendo di aver sottratto una quantità enorme di dati sensibili dai sistemi dell'ufficio, inclusi quelli relativi a personale in servizio, ex dipendenti e candidati a posizioni lavorative.

Secondo quanto riportato in un memo interno diffuso venerdì e citato dal New York Times, la dirigenza dell'FBI opera ormai sulla base del presupposto che l'attacco abbia compromesso le informazioni personali di tutti i dipendenti, che complessivamente superano le 37.000 unità.

La dinamica dell'attacco e i dati compromessi

Stando a quanto ricostruito finora, il gruppo avrebbe sfruttato una vulnerabilità precedentemente sconosciuta, un cosiddetto zero-day, nel software Oracle PeopleSoft, per penetrare nell'infrastruttura collegata al portale di reclutamento FBIJobs.gov. La violazione sarebbe avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 settembre, quando il sito è stato defacciato con una scritta di rivendicazione prima di essere messo offline.

Da lì, secondo la ricostruzione fornita dagli stessi attaccanti, il gruppo si sarebbe mosso verso altri sistemi gestiti dall'agenzia, inclusi server ospitati nella piattaforma cloud AWS GovCloud, sottraendo tra i due e i tre terabyte di dati. Le informazioni trafugate includono nomi completi, indirizzi di residenza, numeri di previdenza sociale, date di nascita, numeri di telefono, indirizzi email e dettagli sui coniugi e sui contatti di emergenza.

Di particolare gravità risulta la sottrazione di documentazione medica relativa agli agenti speciali, con referti di esami del sangue e delle urine, note dei medici e persino valutazioni psichiatriche.

L'attacco ha suscitato reazioni di shock e rabbia tra il personale, come riferito da diverse testate internazionali. Un ex agente dell'FBI ha dichiarato alla BBC che la situazione è particolarmente critica per gli agenti sotto copertura, i cui dati potrebbero finire nelle mani di organizzazioni criminali o servizi di intelligence ostili. La preoccupazione principale riguarda la possibilità che le informazioni sottratte vengano utilizzate per intimidazioni, tentativi di phishing estremamente convincenti, estorsioni o addirittura attacchi fisici contro gli agenti e le loro famiglie.

Esperti di cybersicurezza hanno evidenziato come la presenza di indirizzi di casa e dati medici rappresenti un rischio che va oltre il semplice furto di identità, configurandosi come una minaccia diretta alla sicurezza nazionale. Un ex funzionario ha definito il database sottratto una vera e propria miniera d'oro per i servizi di intelligence stranieri, i quali potrebbero sfruttare le informazioni per identificare, monitorare o tentare di reclutare agenti che lavorano in settori sensibili.

Le motivazioni del gruppo e la posizione dell'FBI

ShinyHunters, collettivo attivo dal 2019 e noto per aver colpito in passato grandi aziende e istituzioni, ha dichiarato che l'attacco non ha motivazioni economiche. Il gruppo sostiene di aver agito per ritorsione contro un avviso pubblicato dall'FBI nella primavera del 2026, in cui l'agenzia metteva in guardia le potenziali vittime descrivendo le tattiche del gruppo come finalizzate a molestare i bersagli e le loro famiglie. ShinyHunters ha contestato queste accuse, definendole false, e ha chiesto all'FBI di correggere o rimuovere il documento entro una settimana.

In una dichiarazione successiva, il gruppo ha precisato di non aver mai avuto intenzione di pubblicare i dati sottratti, definendo l'operazione una campagna di marketing per proteggere la propria reputazione. Tuttavia, la stessa organizzazione ha ammesso di non poter garantire che i campioni già condivisi con alcuni giornalisti non vengano diffusi da terzi, poiché ormai fuori dal loro controllo.

L'FBI ha confermato di essere a conoscenza delle attività non autorizzate che hanno interessato il portale FBIJobs.gov e ha avviato un'indagine approfondita per determinare l'esatta dinamica della violazione e stabilire se il punto di accesso sia stato un sistema interno o un fornitore terzo. In una nota ufficiale, l'agenzia ha affermato di stare lavorando senza sosta per mitigare i rischi e di aver avviato una comunicazione regolare con tutto il personale potenzialmente coinvolto.

Il vice direttore della divisione Cyber dell'FBI, Brett Leatherman, ha diffuso un messaggio video sui social media in cui si rivolge direttamente agli attaccanti, invitandoli a mettersi in contatto con le autorità. Nel suo intervento, Leatherman ha menzionato l'arresto di un uomo olandese di 24 anni, avvenuto nei Paesi Bassi in relazione alle indagini su ShinyHunters, definendolo un monito per il gruppo.

La vicenda ha riacceso i riflettori sulla vulnerabilità delle infrastrutture critiche e sulla necessità di rafforzare le difese contro minacce informatiche sempre più sofisticate e spregiudicate.

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