Attacco hacker all'FBI, rubati dati sensibili di agenti e dipendenti
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Un attacco hacker all'FBI ha esposto informazioni personali e professionali altamente sensibili riconducibili ad agenti, dipendenti ed ex dipendenti dell'agenzia federale statunitense, oltre che a persone che avevano presentato domanda di assunzione. Il gruppo cybercriminale ShinyHunters ha rivendicato l'operazione, mentre il Bureau ha avviato un'indagine sull'attività non autorizzata che ha interessato il portale FBIJobs.gov. Tra le informazioni visionate da giornalisti e ricercatori figurano indirizzi di casa, numeri telefonici, email, numeri di Social Security, incarichi professionali e contatti di emergenza. L'esatta portata della compromissione e il punto iniziale dell'intrusione non sono stati ancora determinati dall'agenzia.
Nei file anche incarichi riservati e informazioni sui familiari
Una parte dei documenti sottratti presenta implicazioni che vanno ben oltre una normale violazione di dati anagrafici. Reuters ha esaminato materiale contenente informazioni dettagliate sugli incarichi di funzionari impegnati in attività contro lo spionaggio cinese, l'intelligence russa e i cartelli della droga. La testata non ha potuto accertare l'autenticità o l'attualità di ogni singolo incarico, ma è riuscita a confrontare i profili professionali di otto persone con atti giudiziari, articoli, profili pubblici e altri contenuti disponibili online. L'associazione tra identità, recapiti privati e funzioni operative rende l'esposizione particolarmente delicata per il personale impegnato in settori sensibili.
Un campione consegnato a 404 Media comprendeva circa 5.000 presunti appartenenti al Bureau e conteneva anche informazioni relative ai coniugi. Altri documenti visionati dalla stampa riguarderebbero dati medici di agenti speciali, compresi esami effettuati nell'ambito delle valutazioni di idoneità al servizio. La disponibilità simultanea di informazioni personali, familiari, professionali e sanitarie aumenta le possibilità di collegare una persona alla sua attività lavorativa e alla sua sfera privata. Dati di questo genere possono essere utilizzati per doxxing, tentativi di frode mirata, molestie, ricatti o attività di intelligence ostile contro persone impiegate in funzioni federali delicate.
ShinyHunters indica PeopleSoft, ma il punto d'ingresso è sotto indagine
ShinyHunters sostiene di avere sfruttato una vulnerabilità di Oracle PeopleSoft, piattaforma utilizzata per la gestione di risorse umane e grandi quantità di dati aziendali. Il gruppo ha affermato di avere compromesso il portale dedicato alle assunzioni e successivamente sistemi gestiti su AWS GovCloud, ottenendo file relativi a personale attuale, passato e aspirante. Su questo passaggio esiste però una distinzione importante: l'attribuzione della vulnerabilità utilizzata nell'operazione deriva dagli stessi autori dell'attacco e non è stata confermata in modo indipendente. L'agenzia statunitense ha dichiarato che l'origine della compromissione non era ancora stata stabilita, precisando di lavorare con i fornitori terzi che supportano il sito interessato.
Il collegamento con PeopleSoft acquista comunque rilievo alla luce di un'attività cyber più ampia documentata da Mandiant, la divisione di sicurezza di Google. I ricercatori hanno rilevato una nuova campagna di sfruttamento su larga scala di una falla del software enterprise di Oracle, dopo precedenti attacchi condotti tra maggio e giugno soprattutto contro università. Gli aggressori hanno modificato le proprie tecniche per aggirare alcune difese basate su Web Application Firewall adottate dopo la prima ondata. La nuova attività ha interessato decine di sistemi appartenenti a settori differenti, tra cui istruzione superiore, tecnologia, sanità, agricoltura, trasporti e amministrazioni pubbliche.
La rivendicazione e lo scontro con il Bureau
La motivazione dichiarata dagli autori introduce un elemento insolito rispetto alle tradizionali campagne di estorsione informatica. Il gruppo ha collegato l'operazione a un avviso pubblicato dal Bureau a maggio, nel quale veniva descritto come un'organizzazione cybercriminale specializzata in grandi violazioni di dati ed estorsioni. In quel documento l'agenzia attribuiva agli aggressori anche strategie di molestia nei confronti delle vittime e dei loro familiari. Gli hacker hanno contestato quelle affermazioni e chiesto che fossero corrette o rimosse, sostenendo che l'azione contro l'istituzione federale non avrebbe avuto una finalità economica.
Il portale FBIJobs.gov, utilizzato dal 2017 come principale punto di accesso per chi vuole candidarsi a posizioni di agente o a ruoli di supporto, è stato portato offline durante le verifiche. La compromissione assume un peso particolare perché il sistema raccoglie informazioni appartenenti non soltanto a persone già impiegate dall'agenzia, ma anche ad aspiranti dipendenti sottoposti alle procedure necessarie per lavorare nell'organizzazione. Gli aggressori hanno inoltre sostenuto di avere raggiunto piattaforme collegate ai controlli sui candidati e alla gestione di documentazione sanitaria, una parte della rivendicazione sulla quale le verifiche indipendenti risultano più limitate.
L'episodio arriva dopo altri problemi informatici che avevano coinvolto sistemi o personale federale statunitense. A marzo il Bureau aveva reso noto di indagare su attività sospette rilevate in un sistema interno contenente informazioni sensibili legate ad attività di sorveglianza e indagini. Nello stesso mese un gruppo di hacker filo-iraniano aveva rivendicato la compromissione di un account del direttore Kash Patel, pubblicando fotografie, un curriculum e altri documenti personali risalenti a diversi anni prima. In quell'occasione l'agenzia aveva precisato che i contenuti erano di natura storica e non comprendevano informazioni governative.
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