Decreto energia, castigate le imprese elettriche. Goldman Sachs: "Aumenta il rischio Paese"
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Redazione Interno
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Dopo il via libera del Consiglio dei ministri al decreto Energia, un provvedimento studiato per alleggerire il peso delle bollette su famiglie e imprese con un intervento quantificato dalla presidenza del Consiglio in circa 5 miliardi di euro, è stato il mercato azionario a reagire con immediatezza, e nel modo che forse ci si doveva attendere. I titoli delle utility, finiti sotto la lente degli operatori finanziari, sono finiti letteralmente sotto pressione: Enel ha lasciato sul terreno oltre il 3 per cento del proprio valore, A2A ha ceduto più del 2 per cento, mentre Erg ha registrato un calo superiore al 3 per cento e Edison, nella sua azione di risparmio, ha subito un tonfo di oltre il 6 per cento. Una giornata decisamente negativa per Piazza Affari, che ha reso visibile in modo lampante la tensione che il cosiddetto ‘decreto bollette’ ha generato nel settore. Non è una novità, del resto, che interventi normativi di questo tipo, i quali vanno a incidere sui meccanismi di formazione del prezzo dell’energia e sulla fiscalità delle aziende produttrici, provochino scossoni anche violenti sui listini, e gli analisti finanziari, in questo clima di incertezza, hanno iniziato a rimodulare le proprie stime.
L’allarme degli analisti e la reazione dei mercati
L’istituto bancario statunitense Goldman Sachs, in particolare, ha parlato apertamente di un incremento del "premio per il rischio paese", a significare come la mossa del governo italiano, per quanto finalizzata a sostenere i consumatori, venga letta dagli investitori internazionali come un fattore di potenziale instabilità normativa. Il provvedimento, che nella sua architettura prevede un aumento dell’Irap per le imprese energetiche e un diverso utilizzo dei proventi delle aste Ets, il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione di anidride carbonica, rischia secondo alcuni commentatori di scoraggiare gli investimenti di lungo termine nel settore, un comparto che invece avrebbe bisogno di ingenti capitali per accompagnare la transizione ecologica. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha cercato di smorzare i toni, definendo le perdite in Borsa come un "rimbalzo del tutto naturale" e un "fatto di mercato ordinario", dovuto sia all'effetto della nuova tassazione sia all'ipotesi di intervento sugli Ets. Resta il fatto, però, che la fiducia degli operatori è stata scossa, e la stessa Goldman Sachs non ha escluso che la misura possa incontrare lo scoglio dell'Unione Europea, la quale potrebbe considerarala come un aiuto di Stato non compatibile con le regole del mercato unico.
Il grido d’allarme di Confartigianato: pmi pagano 5,4 miliardi in più
In questo quadro di fibrillazione finanziaria, si inserisce con forza la voce del mondo produttivo reale, quello delle piccole e medie imprese e degli artigiani. Il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, intervenuto al Forum in Masseria a Saturnia, ha riportato l'attenzione sul nodo strutturale del costo dell'energia in Italia, un problema che preesiste al decreto e che il provvedimento, pur rappresentando un "bel segnale" per gli artigiani secondo una prima reazione dello stesso Granelli, non risolve alla radice. I numeri presentati dall'associazione sono impietosi e raccontano di uno "squilibrio strutturale" che penalizza duramente le aziende di minori dimensioni: le micro e piccole imprese, quelle con consumi inferiori ai 2.000 MWh l'anno, pagano l'energia elettrica ben 5,4 miliardi di euro in più all'anno rispetto alla media delle loro omologhe europee. Un divario competitivo enorme, che secondo Granelli è determinato in larga parte dal peso del prelievo fiscale e parafiscale in bolletta, che per le piccole imprese italiane risulta maggiore del 68 per cento rispetto alla media Ue. È una distorsione, questa, che vede le aziende più piccole, di fatto, sovvenzionare attraverso gli oneri di sistema le grandi imprese energivore, le quali beneficiano di sgravi e agevolazioni ben più consistenti.
Le incognite europee e la necessità di riforme strutturali
Se da un lato Confartigianato, pur plaudendo all'intento del governo, chiede ora che la fase attuativa sia rapida e che si proceda a una riforma strutturale degli oneri, dall'altro lato una grossa incognita aleggia sul destino della norma relativa agli Ets. La relazione tecnica al decreto stima in circa 3 miliardi di euro il valore dell'intervento che sposta questi oneri, ma la partita, come sottolineano molti osservatori e come ammette lo stesso ministro Pichetto Fratin, si giocherà a Bruxelles. La Commissione Europea dovrà esprimersi sulla compatibilità della misura, e non è affatto scontato che dia il via libera a un meccanismo che potrebbe essere interpretato come una distorsione del mercato interno dell'energia. In attesa di questo pronunciamento, che potrebbe arrivare nei prossimi mesi, il decreto resta in bilico, e con esso la certezza per le imprese su quello che sarà il loro futuro costo dell'energia. Nel frattempo, l'analisi di Goldman Sachs sull'aumento del rischio paese fotografa la percezione di chi quei soldi per investire dovrebbe metterli: un clima di incertezza normativa che, paradossalmente, potrebbe allontanare quei capitali necessari per rendere il sistema energetico nazionale più indipendente e competitivo.




