Riforma della giustizia in Italia: separazione delle carriere e Csm a sorteggio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ddl costituzionale presentato dalla Presidente Meloni e dal Ministro Nordio nel Consiglio dei ministri del 29 maggio, intitolato "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare", mira a introdurre la tanto decantata "separazione delle carriere". Questo progetto sarà attuato creando due distinti consigli superiori della magistratura per la carriera giudicante e requirente, i cui componenti verranno scelti mediante sorteggio.

La separazione delle carriere

La separazione delle carriere è un tema che ha suscitato molto dibattito. Nonostante non ci sia ancora una separazione definitiva, il disegno di legge di revisione costituzionale ha sollevato molte questioni. La separazione delle carriere tra magistrati requirenti e magistrati giudicanti è vista da alcuni come un passo necessario per migliorare l'efficienza e l'equità del sistema giudiziario.

I componenti del Consiglio Superiore della Magistratura

Attualmente, il Consiglio Superiore della Magistratura è composto da tre membri di diritto: il Presidente della Repubblica, il primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la stessa Corte. Inoltre, vi sono i membri "togati", cioè i magistrati (di legittimità, giudicanti e requirenti), e i membri cosiddetti "laici" eletti dal Parlamento in seduta comune. Questi ultimi sono scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione.

La rifondazione del principio della verità processuale

Angelo Panebianco, in un editoriale lucido e distante dalle contese tribali, analizza ed elogia la separazione delle carriere. Prevede buoni effetti soprattutto alla lunga, per ragioni che non è possibile riassumere qui. Tuttavia, il punto focale sembra essere questo: un Csm di giudici avrebbe i migliori motivi per rifondare il principio che la verità processuale è scritta dalle sentenze e non dalle indagini preliminari del magistrato requirente. Questo principio, purtroppo, è stato messo in discussione dalla nostra cultura illiberale, con un solido contributo del giornalismo, almeno dal caso di Enzo Tortora, con sublimazione negli anni di Mani pulite.

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