WhatsApp, la falla nella chat: “presi” 3,5 miliardi di numeri. «Il sistema è vulnerabile»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Un gesto semplice e abituale nella vita quotidiana di chi possiede un telefono, come controllare i contatti di WhatsApp, è stato sfruttato per raccogliere informazioni e dati personali su una scala senza precedenti. Utilizzando in modo automatizzato il meccanismo del contact discovery – la procedura con cui l’applicazione confronta la rubrica dell’utente con i numeri già registrati sulla piattaforma – un gruppo di studiosi è riuscito a accedere a circa 3,5 miliardi di account sparsi in 245 Paesi, un’operazione condotta senza violare sistemi di sicurezza particolarmente avanzati e senza aggirare la celebre crittografia end-to-end che protegge il contenuto delle conversazioni.

Una vulnerabilità insita nel sistema

La falla, che i ricercatori dell’Università di Vienna e di SBA Research hanno identificato tra dicembre 2024 e aprile 2025, risiedeva in una funzione fondamentale e preesistente dell’applicazione, dimostrando come un punto di forza – la facilità con cui si aggiungono nuovi contatti – possa trasformarsi in un’insidia per la privacy degli utenti. Il metodo, tecnicamente noto come enumerazione, ha permesso di verificare in massa quali numeri di telefono fossero associati a un account attivo, compilando di fatto una mappa globale degli iscritti al servizio; una procedura che, sebbene elementare nel suo approccio, ha rivelato una vulnerabilità sistemica attiva da anni e corretta da Meta soltanto nel corso del 2025.

L’impatto e la portata della raccolta dati

Tra i Paesi maggiormente coinvolti da questa esposizione di dati figura anche l’Italia, dove sono stati individuati ben 55.606.677 account, un numero che dà la misura concreta della pervasività del fenomeno e della sua capacità di toccare, senza distinzioni, una vastissima fetta della popolazione. L’aspetto più inquietante della vicenda, al di là dell’enorme volume di informazioni raccolte, risiede proprio nella semplicità con cui è stato possibile ottenere quei dati, i quali, seppur limitati alla mera verifica dell’esistenza di un profilo, rappresentano un primo e fondamentale tassello per attività di profilazione più invasive.

Le implicazioni per la sicurezza informatica

Questo episodio, al di là delle rassicurazioni fornite in merito all’integrità delle chat personali, getta una luce cruda sulle possibili fragilità di ecosistemi digitali che diamo ormai per scontati, sistemi che, sebbene robusti sotto certi aspetti, possono presentare fessure inattese in aree funzionali meno protette. La correzione della falla da parte di Meta, seppur tardiva, segna un passo necessario in un contesto dove la protezione dei dati, anche quelli apparentemente più banali, deve essere considerata prioritaria, soprattutto quando si tratta di un servizio utilizzato da miliardi di persone che, loro malgrado, si sono trovate coinvolte in un esperimento su scala planetaria.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.