La nuova frontiera di Musk: città sulla Luna e satelliti AI lanciati con un "mass driver"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Non è più solo Marte il faro che guida le ambizioni spaziali di Elon Musk. L’imprenditore, che con la fusione tra SpaceX e xAI ha gettato le basi per un impero tecnologico integrato del valore di mille miliardi di dollari, ha ora spostato il mirino molto più vicino, puntando dritto al nostro satellite. In un incontro con i dipendenti di xAI tenutosi a Palo Alto, e ribadito poi in una serie di messaggi sulla sua piattaforma X, Musk ha delineato un cambiamento strategico di portata epocale: prima si costruirà una base lunare autosufficiente, una vera e propria "città", e solo dopo si procederà verso il Pianeta Rosso. La motivazione, ha spiegato, è squisitamente logistica e operativa, legata alle finestre di lancio e alla necessità di iterare rapidamente nello sviluppo tecnologico.

Un hub industriale per l'intelligenza artificiale

Il cuore del progetto, tuttavia, non risiede solo nella costruzione di un avamposto umano, ma nella trasformazione della Luna in un gigantesco polo industriale e di calcolo al servizio dell'intelligenza artificiale. Musk ha illustrato ai suoi ingegneri la visione di una fabbrica lunare capace di produrre satelliti progettati per ospitare e far funzionare l'intelligenza artificiale nello spazio. Questi dispositivi, una volta realizzati, non verrebbero lanciati con razori tradizionali: il piano prevede l'installazione sulla superficie di un "mass driver", un catapulta elettromagnetica in grado di scagliare i satelliti direttamente nello spazio profondo, sfruttando l’assenza di atmosfera e la bassa gravità per ottenere un’efficenza senza pari. L'obiettivo dichiarato, ha detto Musk, è quello di catturare l'energia solare direttamente nello spazio, una risorsa abbondante e costante, per alimentare una nuova generazione di data center orbitali, scavalcando così i limiti energetici e ambientali dei terrestri.

La competizione con Bezos e il nuovo corso americano

Questa improvvisa accelerazione verso il nostro satellite naturale non avviene nel vuoto. Rappresenta una sfida diretta e senza precedenti a Jeff Bezos, il fondatore di Blue Origin, che da anni persegue il suo sogno di insediamenti spaziali con il programma "Blue Moon". Se fino a ieri Marte sembrava il premio finale di una corsa tra miliardari, oggi il traguardo si è spostato e la Luna è diventata il nuovo campo di battaglia. Un campo su cui, non a caso, si allinea anche la politica della nuova amministrazione americana: con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca, il programma Artemis per il ritorno sulla Luna entro il 2028 ha assunto una priorità assoluta, e SpaceX, forte del suo ruolo di contraente principale, si trova nella posizione ideale per traghettare questo sogno privato entro i confini di un'iniziativa nazionale. La finestra per una missione senza equipaggio, ha fatto sapere Musk, potrebbe aprirsi già nel marzo del 2027.

Dalla riorganizzazione aziendale ai nuovi orizzonti

Parallelamente alle ambizioni cosmiche, la macchina organizzativa di xAI si sta riassettando per reggere il passo di una crescita esponenziale. La recente uscita di due co-fondatori, Tony Wu e Jimmy Ba, è stata inquadrata da Musk come un passaggio fisiologico in un'azienda che si prepara a cambiare scala, ristrutturata ora in quattro divisioni principali tra cui il chatbot Grok e il progetto "Macrohard", un sistema che punta a far progettare i motori dei razzi direttamente dall'intelligenza artificiale. In questo fermento, tra le riunioni e le riorganizzazioni, Musk ha lasciato spazio anche a una riflessione più ampia sul senso di questa spinta verso l'ignoto: "Costruire un mass driver sulla Luna e sparare satelliti AI nello spazio profondo", ha commentato, potrebbe portare l'umanità a incontrare ciò che non conosce, forse i resti di antiche civiltà aliene. Un'ipotesi affascinante che, per ora, resta sullo sfondo di un progetto che appare invece sempre più concreto e dettagliato.

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