Perché il rialzo dei tassi Fed resta incerto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il dollaro statunitense ha continuato a mantenersi su livelli più elevati all'inizio di questa settimana, dopo la pubblicazione, venerdì 4, di un rapporto sull'occupazione non agricola superiore alle attese. Il dato ha contribuito a riportare l'indice del dollaro verso il supporto rappresentato dalla media mobile a 200 giorni, intorno a quota 99,150. A pochi giorni dalla riunione della Fed, gli investitori si chiedono se i tassi di interesse statunitensi siano destinati a salire.

La lettura del mercato del lavoro

La forza del mercato del lavoro ha cambiato la lettura dell'ultima seduta della scorsa settimana. Le 162.000 buste paga create ad agosto, accompagnate da un tasso di disoccupazione stabile al 4,1%, avrebbero potuto offrire una conferma della resilienza dell'economia. Con l'inflazione ancora al centro delle preoccupazioni, Wall Street ha però scelto una chiave di lettura diversa: più l'economia tiene, maggiore è lo spazio della Federal Reserve per tornare ad alzare i tassi.

Il quadro che emerge dal mercato del lavoro, del resto, è tutt'altro che univoco: il settore dell'ospitalità e della ristorazione ha guidato la creazione di posti di lavoro con 62.000 nuove posizioni, mentre l'informazione e i servizi correlati hanno perso 23.000 unità, un dato che si inserisce in una tendenza negativa che dura ormai da mesi. La crescita salariale, dal canto suo, è rimasta in linea con le attese, con un aumento dello 0,3% su base mensile e del 3,1% su base annua.

La posizione degli economisti

Secondo un sondaggio Reuters condotto tra il 4 e il 9 settembre, circa il 70% degli economisti si aspetta che la Fed mantenga i tassi fermi nell'intervallo 3,50%-3,75% nella riunione del 15 e 16 settembre. Si tratta di una percentuale in calo rispetto al 90% registrato ad agosto, segno di una crescente incertezza sulle prossime mosse della banca centrale.

Eli Nir, economista statunitense di TD Securities, ha sintetizzato così lo stato d'animo del mercato: se tutto procede come previsto, i tassi resteranno fermi la prossima settimana, ma se i dati sull'inflazione riserveranno una sorpresa al rialzo, la Fed non esiterà ad avviare un ciclo di aumenti. Kevin Warsh, presidente della Federal Reserve, ha adottato una politica di comunicazione improntata a fornire poche o nessuna indicazione sulle prossime mosse, alimentando ulteriormente l'incertezza tra gli operatori.

La rilettura storica di UniCredit

UniCredit, in una ricerca sul tema, ha analizzato la relazione tra i rialzi dei tassi e l'andamento del mercato azionario. Gli investitori tendono ad associare i rialzi della Fed a una debolezza dei listini, e i dati storici inizialmente confermano questa visione: dopo il primo rialzo successivo a una pausa, l'S&P 500 ha solitamente registrato difficoltà nell'arco dei successivi uno-tre mesi.

Tuttavia, il quadro complessivo offre indicazioni diverse: a sei mesi dal primo rialzo, l'indice risultava in rialzo in cinque degli ultimi sette casi, e a distanza di un anno il mercato azionario ha generato rendimenti medi pari a circa l'8%. Le due eccezioni, il 1994 e il 2022, presentavano un elemento comune: una politica monetaria diventata decisamente più restrittiva di quanto i mercati avessero previsto.

UniCredit ha recentemente rivisto le proprie previsioni e ora si aspetta due rialzi da 25 punti base, uno a settembre e uno a dicembre, una modifica che riflette la tenuta della crescita, un mercato del lavoro prossimo alla piena occupazione e progressi più lenti sul fronte dell'inflazione.

Le aspettative degli analisti e la posizione della Casa Bianca

Le aspettative degli analisti restano divise. Secondo il FedWatch del Cme, quasi il 60% degli investitori scommette su un aumento di 25 punti base, dal 3,75% al 4%, mentre il resto degli operatori ritiene che la banca centrale guidata da Kevin Warsh annuncerà invece il mantenimento dei tassi invariati. David Doyle di Macquarie ha spostato la propria previsione di base per il primo rialzo a settembre, continuando a prevedere un secondo aumento nel primo trimestre del 2027.

Bank of America ha aggiunto di prevedere un rialzo la prossima settimana, con il team macroeconomico statunitense che ha precisato come, se il dato core delle spese per i consumi personali di agosto si attesterà allo 0,24% su base mensile o superiore, vi sia una buona probabilità di arrivare alla riunione di settembre con una probabilità di rialzo superiore al 50%.

Ubs prevede due aumenti quest'anno, a settembre e a dicembre, anche se Mark Haefele, direttore degli investimenti, ha sottolineato come il contesto in cui avviene un aumento sia più importante della mossa in sé: una Fed che reagisce alla forza dell'economia è molto diversa da una Fed che reagisce a problemi di inflazione.

Sul fronte politico, il presidente Donald Trump ha fatto di tutto per assicurarsi una riduzione dei tassi di interesse, arrivando a lanciare una nuova minaccia: se i tassi non scenderanno, impedirà agli Stati Uniti di commerciare con i paesi con cui hanno un deficit commerciale. Il vicepresidente JD Vance ha espresso un parere analogo, mentre lo staff di Trump non è ancora riuscito a ottenere la riduzione del tasso di riferimento che aveva spinto il precedente presidente della Fed, Jerome Powell, ad attuare.

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