Assegno unico, il governo cancella l’obbligo della residenza: arriva anche ai figli dei frontalieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La burocrazia, si sa, talvolta costruisce muri invisibili laddove i trattati europei avevano disegnato piste di libero passaggio. E proprio uno di questi muri — quello dei due anni di residenza obbligatoria sul territorio italiano per poter richiedere l’Assegno unico e universale — sta per essere definitivamente abbattuto. Un emendamento al decreto Pnrr, depositato in Commissione Bilancio alla Camera, ha infatti cancellato quel requisito, se non altro per una categoria specifica ma numericamente rilevante: i lavoratori cittadini di Stati membri dell’Unione Europea che, pur non avendo mai trasferito la loro residenza in Italia, vi prestano regolarmente attività lavorativa.

Un emendamento “bollinato” che allarga la platea

La notizia, rilanciata dalla Uil, ha una portata concreta immediata. L’emendamento, definito “bollinato” proprio perché già verificato tecnicamente dagli uffici, non si limita a rimuovere l’ostacolo della residenza per il genitore lavoratore. Arriva a includere nel beneficio anche i figli a carico che vivono in un altro Paese dell’Unione. Significa, in termini pratici, che un operaio comunitario con contratto in Italia, magari residente in Romania o in Francia, potrà percepire l’assegno mensile per i minori (o per i figli maggiorenni fino a 21 anni, se studenti o disoccupati) lasciati oltre confine. Una svolta che ribalta la logica precedente, tutta incentrata sulla presenza fisica e anagrafica delle famiglie all’interno dei confini nazionali.

La pressione di Bruxelles e il nodo della libera circolazione

Questo cambio di rotta, va detto, non arriva dal nulla. Da anni la Commissione europea sollevava rilievi formali sulla compatibilità della normativa italiana con il principio comunitario della libera circolazione dei lavoratori, uno dei pilastri su cui poggia l’intero edificio del diritto dell’Unione. Il requisito dei due anni di residenza, di fatto, penalizzava chi decide di vivere in un paese confinante (si pensi ai frontalieri svizzeri o sloveni) pur lavorando stabilmente in Italia. Una disparità di trattamento che Bruxelles non aveva mai smesso di contestare, e che ora il governo ha scelto di rimuovere per via emendativa, evitando così il braccio di ferro con le istituzioni europee.

Come cambia l’assegno per i lavoratori Ue non residenti

L’importo del contributo, va precisato, continuerà a dipendere dalla fascia Isee del nucleo familiare, anche se parte dei componenti vive all’estero. Un meccanismo complesso, quello della certificazione dei redditi oltre confine, ma che l’Inps dovrà ora imparare a gestire in modo sistematico. La modifica normativa, insomma, trasforma l’Assegno unico da misura legata al territorio a strumento effettivamente universale per i soli lavoratori comunitari. Non per tutti gli stranieri extra Ue, almeno per ora: su quel versante restano in vigore le vecchie limitazioni. Ma l’apertura ai cittadini europei rappresenta un precedente destinato a pesare nelle prossime battaglie giudiziarie e amministrative.

Figli a carico all’estero, addio al requisito dei due anni

L’ostacolo più criticato, quello dei due anni di residenza continuativa in Italia, sta dunque per cadere. Lo segnalano anche le cronache parlamentari: l’emendamento è stato depositato in Commissione Bilancio alla Camera all’interno del decreto legge che accompagna il Pnrr, un veicolo legislativo certamente anomalo per una riforma sociale di questa portata, ma tecnicamente efficace. Per i figli dei frontalieri — quei lavoratori che ogni giorno varcano il confine per venire a lavorare nel nostro paese — l’assegno diventerà quindi un diritto esigibile, non più un miraggio burocratico. La Uil, che per prima ha dato notizia del deposito, parla di “passo avanti significativo”. Resta da vedere, nei prossimi mesi, come l’Inps tradurrà in procedure concrete questa nuova architettura normativa, evitando che il principio universale si infranga contro le difficoltà di accertamento dei redditi esteri.

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