Israele e Onu, tensione senza precedenti dopo l'abbattimento di un drone in Libano
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Redazione Esteri
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Le forze di pace internazionali di stanza nel Libano meridionale e l'esercito israeliano hanno vissuto uno scontro senza precedenti, un episodio che ha visto il ricorso alle armi e che ha inasprito ulteriormente un confine già caldissimo. L'Unifil, la missione delle Nazioni Unite, ha abbattuto un drone israeliano nella zona di Kfar Kila, un'azione giustificata, secondo le prime ricostruzioni, dalla natura "aggressiva" del velivolo. La reazione israeliana, che pure ha ammesso l'incidente, non si è fatta attendere, con l'Invio di un secondo drone che ha sganciato una granata in risposta, in un'escalation di gesti e dichiarazioni che rischia di compromettere una già fragile tregua.
Le versioni contrastanti dell'incidente
Ciascuna delle parti in causa fornisce una lettura diametralmente opposta dei fatti accaduti. L'Idf, l'esercito israeliano, sostiene con forza che il drone fosse impegnato in una "missione di raccolta di informazioni" di routine e che non costituisse alcuna minaccia, accusando esplicitamente le forze Onu di aver "deliberatamente aperto il fuoco". Dall'altro lato, le fonti dell'Unifil replicano che il velivolo, identificato come "aggressivo", è stato neutralizzato per motivi di sicurezza, aggiungendo che, dopo l'abbattimento, i propri uomini sono stati oggetto di colpi d'arma da fuoco. Un fatto, questo dell'abbattimento, che non aveva mai avuto precedenti nella lunga storia della missione in Libano.
Il quadro regionale e le dichiarazioni a Roma
Mentre le schermaglie diplomatiche e militari si intensificano lungo il confine settentrionale, il capo di stato maggiore israeliano ha tenuto a precisare che la guerra a Gaza "non è finita", un monito che giunge parallelamente alla notizia della fine dello stato di emergenza interno, in vigore dal 7 ottobre. Nel frattempo, a Roma, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, è intervenuto all'evento "Osare la pace" organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, esprimendo una visione chiara sulla futura ricostruzione di Gaza. "A ricostruire Gaza non saranno Kushner e Blair", ha affermato il porporato, indicando piuttosto nei volontari, "coloro che nel territorio, uno dopo l'altro, sporcandosi le mani", gli unici attori capaci di "ricostruire il tessuto civile e umano" devastato dal conflitto.
Le mosse politiche e le reazioni
Sul piano politico-legislativo, il Parlamento israeliano si appresta a discutere una proposta di legge che introduce la pena di morte per i terroristi, un provvedimento che accende il dibattito nel paese. Intanto, dopo i recenti raid dell'Idf sulla Striscia che hanno causato vittime, il ministro degli Esteri israeliano ha espresso una netta opposizione a qualsiasi ipotesi che preveda il dispiegamento di "truppe turke" a Gaza, chiudendo così la porta a una possibile soluzione internazionale che coinvolga Ankara nella gestione post-bellica dell'enclave palestinese.




