Spagna campione del mondo, Argentina battuta 1-0: decide Ferran Torres ai supplementari. Trump consegna la coppa tra politica e spettacolo

Spagna campione del mondo, Argentina battuta 1-0: decide Ferran Torres ai supplementari. Trump consegna la coppa tra politica e spettacolo
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Hanno vinto i più forti. S'è persa l'innocenza. Esausta era l’Argentina, come esausti siamo arrivati noi, alla fine di queste cinque settimane di Mondiale. Solida e micidiale era la Spagna, cresciuta in modo intelligente nel corso dell’inedita maratona calcistica che, inevitabilmente, avrebbe premiato chi arrivava forte in fondo, non chi sparava triplette quando contava poco o pochino. Esito onesto, quindi.

Come la sensazione che il calcio abbia definitivamente perso la sua innocenza, schiacciato da interessi politici, economici e da una spettacolarizzazione che ha trasformato la finale in un evento che assomigliava più a un Super Bowl che a una sfida per la Coppa del Mondo.

La finale: il gol di Ferran Torres spezza l'incantesimo albiceleste

Il MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, ha fatto da cornice a una finale che ha rispettato il pronostico della vigilia, almeno in termini di gioco. Per novanta minuti, la Spagna ha letteralmente dominato il possesso palla, schiacciando l'Argentina nella sua metà campo e dimostrando una superiorità tattica e fisica che lasciava presagire una vittoria che però sembrava non voler arrivare.

L'Albiceleste, orfana di un Lionel Messi apparso spento e ben contenuto dalla difesa spagnola, ha opposto una resistenza disperata, cercando di portare la partita ai rigori con una strategia che ha finito per costarle cara.

L'episodio che ha cambiato il volto della contesa è arrivato al novantatreesimo minuto, quando Enzo Fernandez ha rimedia un doppio cartellino giallo, lasciando i campioni in carica in dieci uomini. Un vantaggio numerico che la Spagna ha sfruttato solo nei tempi supplementari.

Al 106', il neoentrato Ferran Torres ha raccolto un perfetto assist di testa di Nico Williams e, con un sinistro violento, ha infilato la palla sotto la traversa, siglando l'unico gol della partita e regalando alla Roja il secondo titolo mondiale della sua storia, dopo quello del 2010. Per l'Argentina e per Messi, arrivato a trentanove anni a un passo dal bis mondiale, è stata una delusione amarissima; le lacrime del fuoriclasse al momento della consegna della medaglia d'argento hanno raccontato meglio di qualsiasi cronaca la fine di un sogno.

Lo show di Trump e il cerimoniale da Super Bowl

Ma al di là del risultato sportivo, la finalissima ha rappresentato il trionfo di una filosofia che ha fatto del business e dello spettacolo i veri padroni di casa. La presenza di Donald Trump è stata l'elemento dominante della serata, a partire dal suo arrivo in elicottero fino alla consegna della coppa, avvenuta in un tripudio di coriandoli d'oro.

Per il presidente americano, che ha seguito la partita a bordo campo insieme alla first lady Melania, al numero uno della Fifa Gianni Infantino e al re di Spagna Filippo VI, questo Mondiale è stato un successo personale e politico: una vetrina perfetta per rivendicare il ruolo degli Stati Uniti come nuova patria del calcio.

La tensione, però, era palpabile. Durante la partita, il presidente ha avuto un contatto ravvicinato con il trofeo, sorridendo e accarezzandolo mentre gli veniva mostrato dalla tribuna, un gesto che ha unito la sua innegabile passione per i riflettori a un sottotesto geopolitico di tutto rispetto.

A complicare l'atmosfera, il cerimoniale ha messo di fronte Trump e il premier spagnolo Pedro Sánchez, con il quale i rapporti sono ai minimi storici a causa delle divergenze sulla Nato e sulla guerra in Iran, rendendo la vittoria della Spagna un risultato politicamente indigesto per la Casa Bianca. A ciò si aggiunge l'assenza del presidente argentino Javier Milei, grande alleato di Trump, rimasto in patria per scaramanzia, un dettaglio che ha sottolineato quanto la politica si intrecci ormai indissolubilmente con il calcio.

L'addio all'innocenza del calcio mondiale

Il Mondiale americano passerà alla storia non solo per la vittoria della Spagna ma per l'aver portato il calcio in un territorio inesplorato, mescolandolo con logiche che gli erano estranee. L'intervallo della finale, durato ventisette minuti (ben oltre il canonico quarto d'ora), è stato occupato da un vero e proprio halftime show con artisti come Madonna, Shakira e Justin Bieber, una scelta che ha fatto discutere i puristi ma ha garantito introiti miliardari alla Fifa.

La stessa organizzazione, già al centro di critiche per il controverso rapporto tra Trump e Infantino, ha difeso le innovazioni come necessarie per la crescita globale del gioco, annunciando ricavi previsti fino a quindici miliardi di dollari e un fondo di cento milioni per i bambini svantaggiati.

Una giustificazione, quella dello sviluppo, che stride con le polemiche che hanno accompagnato il torneo: dai biglietti a prezzi proibitivi alle scelte di visto che hanno escluso alcuni paesi, fino all'annullamento di un cartellino rosso a un giocatore statunitense dopo l'intervento telefonico del presidente Trump, una vicenda che ha messo in discussione l'integrità stessa della competizione.

Sul campo, dopo il fischio finale, la tensione è esplosa in una rissa tra i giocatori argentini e spagnoli, con Leandro Paredes protagonista di un'aggressione ai danni di Eric Garcia e Gavi, un brutto episodio che ha macchiato una finale già segnata dal nervosismo. La cronaca di questa edizione del Mondiale, insomma, consegna un quadro di una vittoria sportiva innegabile, quella di una Spagna che ha giocato il calcio migliore, ma lascia l'amaro in bocca per un calcio che, come si diceva, ha forse perso per sempre la sua anima.

Ciò che resta, al di là del gol di Ferran Torres, è l'immagine di un evento diventato troppo grande per appartenere solo a chi lo gioca.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.