Pizzaballa: per la pace a Gerusalemme servono nuovi leader

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, ha espresso con chiarezza la necessità di un ricambio della classe dirigente, affermando che "è auspicabile un cambio di leadership ma ci vorrà tempo". Secondo le sue valutazioni, rese note a margine del premio Silvestrini, questa transizione, sebbene non immediata, risulta indispensabile per aprire scenari inediti e favorire prospettive nuove, un elemento che riguarda tanto la sfera politica quanto quella religiosa. "Per tutti, sia politici che religiosi devo dire", ha specificato il porporato, delineando un orizzonte in cui l’emergere di nuovi volti potrebbe incidere sulla dinamica dei rapporti in una terra lacerata.

Il lavoro silenzioso dentro l'emergenza

Mentre le diplomazie faticano a trovare una quadra, sul campo prosegue instancabile l’opera di chi, come le religiose a Gaza, cerca di sanare le ferite più profonde. Madre Maria del Cielo, provinciale delle Serve del Signore e della Vergine di Matarà, con la voce rotta dall’emozione, ha raccontato il contatto quotidiano con le consorelle nell’enclave, sottolineando come il loro impegno, condiviso con le missionarie della Carità di Madre Teresa, sia volto a ricostruire le anime ferite dalla guerra. Assieme al parroco padre Gabriel Romanelli, queste donne operano nella Parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza City, un presidio di umanità in un contesto dove la sopravvivenza materiale si intreccia con il bisogno di sostegno spirituale.

Le condizioni per una pace autentica

In un suo precedente intervento al Festival di Luce!, il cardinale Pizzaballa aveva già messo in guardia da facili ottimismi, marcando una netta distinzione tra la fine delle ostilità e l’inizio di una reale pacificazione. "Parlare di pace oggi è prematuro. La parola pace è impegnativa", aveva dichiarato, aggiungendo che "la fine della guerra non è l’inizio della pace". Queste parole, che risuonano come una lezione di realismo, pongono l’accento sulla complessità di un processo che, prima di poter essere nominato, richiede la paziente costruzione di condizioni minime di stabilità e dialogo, un cammino che evidentemente non può prescindere da un rinnovamento delle guide.

Il riconoscimento da Città del Vaticano

A conferma del valore riconosciuto a questo servizio nelle pieghe più sofferte del conflitto, è giunto un messaggio di apprezzamento da Città del Vaticano. Papa Leone XIV, per mezzo del segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, ha voluto esprimere un "fraterno apprezzamento" per la "coraggiosa e instancabile testimonianza in un contesto particolarmente grave e pericoloso, a fianco dei più vulnerabili". Tale riconoscimento, attribuito nell’ambito della terza edizione del premio internazionale Achille Silvestrini, ha onorato pubblicamente padre Romanelli e le suore che, nella Parrocchia di Gaza City, rappresentano un baluardo di resilienza e dedizione.

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