Il canto del cigno di Djokovic e le analisi sulla ragnatela che ha intrappolato Sinner
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Novak Djokovic ha dipinto, nel primo set della finale di Melbourne, un quadro di insostenibile bellezza, una mezz'ora di tennis celeste costruito su diagonali chirurgiche e incroci delle righe millimetrici che hanno stordito, oltre che battuto, un Carlos Alcaraz rallentato da un avvio più pigro. Quella del serbo, tuttavia, non è stata una semplice partenza a razzo, bensì un frammento di perfezione tattica e tecnica, un canto del cigno di un'epoca che, pur mostrando crepe, sa ancora sprigionare bagliori abbaglianti.
La resurrezione di Novak e il punto di vista di Panatta
Sulla straordinaria longevità del campione belgradese, che ha poi ceduto il Titolo allo spagnolo, si è espresso anche Adriano Panatta, il quale ha letto il cammino australiano di Djokovic come una vera e propria resurrezione tennistica dopo i pericoli corsi ai quarti di finale. In quell'occasione, come ammesso dallo stesso interessato, a ribaltare le sorti della sfida con Lorenzo Musetti – che conduceva per due set a zero – fu un infortunio all'adduttore del giovane italiano, elemento decisivo che spinse poi il nativo di Carrara al ritiro. Sul versante azzurro, Panatta non ha nascosto la delusione per la sconfitta di Jannik Sinner in semifinale, rimarcando come alcuni "errori banali" commessi dal tennista di Sesto possano lasciare un segno profondo.
La ragnatela di Djokovic e la mancanza di cinismo
Il match di Sinner è stato al centro delle analisi anche nella rubrica TennisMania, dove Massimiliano Ambesi ha approfondito la dinamica psicologica dello scontro. Secondo l'opinione dell'esperto, il giovane italiano è finito in una vera e propria "ragnatela" tessuta da Djokovic, un reticolo mentale e strategico dal quale non è riuscito a divincolarsi, mostrando forse un eccesso di rispetto e una carenza di quel cinismo necessario in certi frangenti. Ferite di questo tipo, ha sottolineato Ambesi, non sono superficiali e tendono a lasciare scorie che vanno metabolizzate con attenzione, in un percorso di crescita che passa anche attraverso simili, brucianti, disillusioni.
La critica tattica di Canè e il peso del pubblico
Una diagnosi più tecnica è arrivata da Paolo Canè, il quale ha individuato nella scelta tattica operata da Sinner il vero punto debole della sua prova. Il tennista altoatesino, ha spiegato Canè, ha erroneamente deciso di ingaggiare scambi sul ritmo, permettendo così a Djokovic di giocare da fermo, condizione in cui il serbo sa ancora essere insuperabile. La strategia corretta, invece, avrebbe dovuto puntare a far muovere l'avversario lateralmente con maggior frequenza, sfinendolo in una serie di spostamenti continui. Canè ha aggiunto un altro elemento di riflessione, notando come Sinner sembri ancora soffrire eccessivamente la pressione del pubblico schierato a favore dell'avversario, un fattore che in campo può pesare come un macigno e che richiede una tempra particolare, soprattutto negli stadi australiani spesso caldissimi.




