Cop29, risultati incoraggianti e sfide future
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Redazione Esteri
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Si è conclusa con risultati incoraggianti la ventinovesima Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Cop29), tenutasi a Baku, dove rappresentanti di oltre 190 paesi, esperti climatici, ONG e attivisti si sono riuniti per definire soluzioni concrete contro il riscaldamento globale. L'obiettivo principale della conferenza è stato quello di consolidare gli impegni internazionali per contenere l'aumento delle temperature globali entro 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, nonché di definire strategie per una transizione ecologica ed energetica più inclusiva e giusta.
Il segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, ha inaugurato la conferenza con una dichiarazione potente: "Il pianeta brucia". Questa frase ha risuonato nella consapevolezza collettiva, specialmente alla luce delle proiezioni dell'osservatorio europeo Copernicus, secondo cui il 2024 sarà l'anno più caldo mai registrato, il primo a sfiorare il limite di +1,5°C rispetto ai livelli preindustriali.
Tra i punti chiave dell'accordo emerso durante il vertice, uno dei pilastri è il rinnovato impegno globale a raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050. Questo obiettivo ambizioso richiederà sforzi concertati da parte di tutti i paesi partecipanti, nonché ingenti investimenti in tecnologie sostenibili e rinnovabili.
Nonostante l'ottimismo generale, la conferenza non è iniziata sotto i migliori auspici, con il neoeletto presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha pubblicamente dichiarato l'intenzione di ritirare l'adesione del suo paese dall'accordo sul clima di Parigi




