Stellantis, l'addio di Tavares e le sfide future
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Redazione Economia
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L'uscita anticipata di Carlos Tavares dalla guida di Stellantis, sebbene prevista, ha scosso profondamente il settore automobilistico, già in crisi, come dimostrano le difficoltà di Volkswagen. La rottura tra Tavares e Stellantis, infatti, non è solo una questione di incompatibilità personale, ma riflette una crisi più ampia che coinvolge l'intero settore. Tavares, chiamato a gestire la prima fase della fusione tra FCA e Peugeot, si è trovato a dover affrontare una rivoluzione industriale troppo pervasiva per essere gestita con strumenti tradizionali.
Massimo Cacciari, intervenuto a Otto e mezzo su La7, ha definito la vicenda una delle peggiori sciagure della politica italiana, sottolineando come l'uscita di Tavares, accompagnata da una buonuscita di 100 milioni di euro, sia solo l'ultimo episodio di una lunga serie di fallimenti nella politica industriale del paese. Secondo Cacciari, negli ultimi 40 anni, tutti i principali asset industriali italiani sono stati venduti o privatizzati, spesso a prezzi di saldo, lasciando il paese privo di un vero capitalismo nazionale.
Ora, con la nomina di John Elkann a presidente del Comitato esecutivo, il futuro di Stellantis è nelle sue mani. Elkann dovrà spiegare al Parlamento italiano quali sono i piani per gli stabilimenti di Pomigliano, Cassino, Mirafiori e Melfi, e se l'opera di smantellamento avviata da Tavares sarà proseguita o meno. Le preoccupazioni principali riguardano le ricadute occupazionali e la produzione di nuovi modelli, aspetti su cui il nuovo amministratore delegato dovrà concentrarsi.
Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, e il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, hanno espresso la speranza che il nuovo amministratore delegato possa intensificare le azioni sul territorio italiano, sottolineando l'importanza di comprendere le reali motivazioni delle dimissioni di Tavares per poter pianificare i prossimi passi.




