Ilaria Sula, il silenzio spezzato dalla Sapienza per la studentessa uccisa dall’ex
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Davanti alla facoltà di Scienze Statistiche de La Sapienza, centinaia di studenti si sono stretti in un raccoglimento carico di dolore e rabbia. Ilaria Sula, ventiduenne uccisa dall’ex fidanzato Marc Samson e ritrovata senza vita in una valigia dopo giorni di ricerche, era una di loro. Chi l’ha conosciuta, anche solo di vista, fatica a credere che la sua quotidianità – fatta di lezioni, progetti, scambi fugaci – sia stata cancellata dalla violenza di un uomo che, come molti altri, non ha saputo gestire il proprio rancore.
«Pensare che una persona con cui condividevi il banco oggi non ci sia più, e che sia stata uccisa da un nostro coetaneo, è qualcosa che non riesco ad accettare», confessa uno dei presenti, mentre il cortile si riempie di un silenzio rotto solo dal tintinnio delle chiavi, gesto simbolico ormai legato alle proteste contro i femminicidi. La rettrice Antonella Polimeni, posando un mazzo di fiori bianchi accanto allo striscione con il volto di Ilaria, ha parlato senza giri di parole: «Semi di cultura patriarcale persistono, e vanno estirpati».
La tragedia ha scavato un solco profondo nella famiglia Sula, che attendeva il rientro della figlia a Terni. Flamur, il padre, ricorda l’ultima chiamata: «Martedì ci disse che sarebbe tornata sabato». Invece, quel sabato è arrivata la notizia che nessun genitore vorrebbe mai sentire. Samson, dopo aver confessato l’omicidio, ha guidato gli investigatori verso il corpo occultato, chiudendo per sempre la vita di una ragazza che, come tante altre, aveva solo cercato di allontanarsi da una relazione tossica.




