Nordio al Copasir sceglie di tacere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha scelto di non rispondere alle domande del Copasir riguardo all'arresto e alla successiva scarcerazione del generale libico Njeem Osama Almasri. Quest'ultimo, arrestato in Italia su mandato della Corte penale internazionale, è stato rilasciato in meno di quarantotto ore, suscitando polemiche e interrogativi. Nordio, insieme alla premier Giorgia Meloni, al sottosegretario Alfredo Mantovano e al ministro della Difesa, è iscritto nel registro degli indagati per peculato e favoreggiamento.

Durante l'audizione, durata un'ora e un quarto, il ministro non ha fornito spiegazioni sulle circostanze che hanno portato alla scarcerazione di Almasri, accusato di tortura e omicidio. Le mancate risposte di Nordio, tra la mattina del 19 gennaio e quella del 21, hanno messo in difficoltà il governo, già sotto pressione per altre questioni delicate. La vicenda di Almasri, che ha trascorso un lungo periodo in Germania sotto il monitoraggio della Corte penale internazionale, si è ulteriormente complicata con la scoperta di un visto per gli Stati Uniti rilasciato lo scorso novembre e valido per dieci anni, oltre a un passaporto della Repubblica Dominicana.

Le accuse mosse contro Almasri dai migranti detenuti nelle prigioni libiche, gestite dalle milizie che si fanno chiamare "guardia costiera", sono gravi e dettagliate. Uno dei migranti ha raccontato di essere stato intercettato dalle milizie il 29 novembre 2019, venduto due volte e infine portato nella prigione di Mitiga, dove ha subito ogni forma di tortura. La scarcerazione di Almasri ha sollevato critiche anche da parte dell'Associazione Nazionale Magistrati, che ha accusato il governo di disinformazione.

La vicenda, che tiene il governo con il fiato sospeso, potrebbe avere ripercussioni significative sulla credibilità delle istituzioni italiane e sulla gestione dei rapporti internazionali.

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