Tumore al pancreas, Jessica chiede aiuto per curarsi e stare con i figli

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Jessica Scarpa, giovane mamma di Olginate, in provincia di Lecco, ha lanciato un appello per affrontare un tumore al pancreas metastatico e avere più tempo accanto ai suoi figli. La donna, che ha 36 anni, sta cercando di accedere a una terapia con daraxonrasib, un farmaco che potrebbe rallentare la progressione della malattia ma che ha un costo molto elevato. La sua storia ha dato vita a una raccolta fondi online, sostenuta da centinaia di persone che hanno risposto alla richiesta di aiuto per consentirle di proseguire le cure.

La solidarietà per Jessica e il costo della terapia

In appena un paio di giorni la campagna ha superato i 45mila euro, permettendo alla famiglia di coprire il primo periodo di trattamento. Le donazioni sono arrivate attraverso GoFundMe, dove l'iniziativa ha raccolto rapidamente il sostegno di persone vicine alla donna e di tanti altri che hanno conosciuto la sua vicenda. «Sono senza parole», ha dichiarato Jessica, ringraziando chi ha contribuito economicamente, inviato messaggi o condiviso l'appello. Il denaro raccolto rappresenta un primo passo concreto, ma non garantisce la continuità necessaria per sostenere una terapia che richiede risorse considerevoli.

Il daraxonrasib costa infatti circa 40mila dollari per un mese di trattamento negli Stati Uniti. La cifra rende difficile affrontare la cura esclusivamente con mezzi personali, soprattutto quando la terapia deve proseguire nel tempo. Per Jessica, la raccolta non è soltanto un modo per finanziare un medicinale: è il tentativo di guadagnare tempo da trascorrere con Thiago e Leone, i suoi gemelli di tre anni e mezzo. La donna vuole continuare a essere presente nella loro crescita e condividere con loro momenti quotidiani che la malattia rischia di sottrarle.

Che cos'è il daraxonrasib e quali risultati ha mostrato

Il daraxonrasib, commercializzato negli Stati Uniti con il nome Rasonque, è una terapia orale diretta contro le proteine RAS, coinvolte nei meccanismi che favoriscono la crescita delle cellule tumorali. Il trattamento è destinato agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno già ricevuto almeno una precedente terapia sistemica. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration ha autorizzato il medicinale nell'agosto 2026, mentre in Europa il Comitato per i medicinali per uso umano dell'Agenzia europea per i medicinali ha espresso una raccomandazione favorevole all'autorizzazione il 15 ottobre. La raccomandazione non equivale ancora all'autorizzazione definitiva europea.

I risultati della sperimentazione clinica RASolute 302 hanno mostrato un miglioramento della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard. Nell'analisi principale, condotta su 500 pazienti, la sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi con il nuovo trattamento, contro 6,7 mesi con la chemioterapia. Un'analisi successiva ha riportato una mediana di 12,4 mesi per il farmaco, mantenendo il confronto con i 6,7 mesi della terapia convenzionale. Si tratta di valori statistici riferiti ai gruppi studiati: non costituiscono una previsione individuale né una garanzia di efficacia per ogni paziente.

La disponibilità in Europa e gli ostacoli all'accesso

La valutazione europea è stata accelerata per consentire un esame più rapido di un trattamento considerato prioritario per una malattia con poche alternative efficaci dopo il fallimento delle terapie precedenti. Il percorso ha ridotto i tempi di valutazione rispetto alla procedura ordinaria, senza eliminare i controlli richiesti su qualità, sicurezza ed efficacia. Dopo il parere favorevole del comitato scientifico, spetta alla Commissione europea decidere sull'autorizzazione all'immissione in commercio; prezzo e rimborsabilità dipendono poi dalle decisioni dei singoli Stati membri.

La differenza tra l'esistenza di una nuova terapia e la possibilità concreta di riceverla resta centrale per i pazienti. Negli Stati Uniti il farmaco è già autorizzato per determinate forme di malattia avanzata, mentre il percorso europeo non si è ancora concluso. Per chi, come Jessica, cerca di accedervi senza poter attendere i normali tempi amministrativi, il prezzo internazionale diventa un ostacolo immediato. La raccolta fondi punta a sostenere proprio questa spesa, mentre la decisione terapeutica deve restare affidata al confronto con l'équipe oncologica che segue la paziente.

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