Esplosione al Prenestino: nube tossica e scuole a rischio, il prefetto elogia i soccorsi
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Redazione Interno
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L’allarme è ancora alto a Roma, dove una nube tossica sollevata dall’esplosione dell’impianto gpl di via dei Gordiani ha costretto gli abitanti a barricarsi in casa con le finestre chiuse, mascherine sul viso e l’aria condizionata spenta. La paura, oltre ai danni immediati – vetri infranti, sedie ribaltate, lastre di ferro scaraventate sul campo di pallacanestro di una scuola – è che i residui chimici possano persistere nell’aria o depositarsi sui terreni circostanti. L’Arpa, impegnata nei rilevamenti, renderà noti oggi i risultati del monitoraggio, mentre i residenti trascorrono le ore in attesa di sapere se l’aria che respirano sia davvero sicura.
«Il gpl che è bruciato potrebbe aver rilasciato sostanze pericolose», si mormora tra i quartieri limitrofi, dove il prefetto Lamberto Giannini ha però sottolineato l’efficacia dell’intervento delle forze dell’ordine e dei soccorritori. «Oggi le divise, le persone al servizio dello Stato, hanno evitato che ci potessero essere molti morti», ha dichiarato all’Adnkronos, riconoscendo il lavoro di vigili del fuoco, 118 e polizia. Un bilancio che, nonostante la violenza dell’esplosione, è rimasto fortunatamente contenuto sul fronte delle vittime.
Quello che colpisce, però, è la collocazione dell’impianto: a pochi metri da una scuola elementare e una dell’infanzia, in una zona già considerata periferica e trascurata. Se la domanda è come sia possibile che depositi di gas e materiali ferrosi possano confinare con istituti scolastici, la risposta – amara – è che a Roma questa è la norma più che l’eccezione. L’esplosione, che ha scosso i palazzi e terrorizzato alunni e insegnanti, riaccende i riflettori su una questione annosa: la sicurezza delle infrastrutture a rischio, spesso vicine a luoghi sensibili.
Non è il primo caso del genere. Solo sette mesi fa, a Calenzano, un deposito Eni di carburanti esplose in un incidente che fece tremare Firenze. Lì, come qui, si parlò di controlli insufficienti e di norme troppo lasche. Ma mentre le inchieste seguono il loro corso, quello che resta è la consapevolezza di un pericolo che, in assenza di interventi strutturali, potrebbe ripresentarsi. Senza contare che, con Trump di nuovo alla Casa Bianca, le tensioni sui mercati energetici potrebbero spingere a un ulteriore abbassamento della guardia.




