Il ritorno in ufficio è un errore
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Redazione Economia
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A quattro anni dall'emergenza Covid-19, le aziende italiane si approcciano allo smart working in modi diversi, passando dal full remote a un ritorno completo in ufficio, generando così una varietà di accordi con i propri collaboratori. Great Place to Work Italia ha realizzato una ricerca sul tema, ascoltando il parere espresso da quasi 21mila lavoratori di 33 eccellenti ambienti di lavoro italiani. Questi ultimi, in quasi sei casi su dieci (56%), adottano un modello ibrido, con una differenza del +37% rispetto alla media italiana, dove domina ancora il lavoro in presenza (74%).
Lo smart working, per tornare in azienda, i professionisti vorrebbero 7mila euro in più l'anno. Come reagirebbero i dipendenti se altre imprese dovessero eliminare definitivamente lo smart working o ridurlo sensibilmente? Risponde l'analisi della società di recruiting HAYS Italia, con il contributo dello Studio legale Daverio&Florio, condotta su professionisti che attualmente beneficiano del lavoro agile. La risposta è che soltanto per il 14% di loro non sarebbe un problema, mentre tre quarti inizierebbero a cercare una nuova occupazione (68%, con le donne al 72%) o lascerebbero immediatamente il proprio lavoro anche senza avere un'alternativa (7%).
Lo smart working è percepito non solo come una modalità organizzativa, ma anche come un benefit. Non a caso, le strette o le richieste di rientrare in ufficio generano sempre un certo malessere e non sono quasi mai volontarie. Da una ricerca che è stata fatta dalla società di recruiting Hays Italia, in collaborazione con lo Studio legale Daverio&Florio, coinvolgendo oltre 700 lavoratori che stanno usufruendo dello smart working, emerge che solo per il 14% dei lavoratori il ritorno in ufficio non avrebbe un impatto.
Lo smart working resiste al “rientro in ufficio”. Da Inps a Carrefour: cosa offrono le eccellenze italiane del lavoro agile? In Italia, lo smart working non sembra diminuire, almeno nelle grandi aziende. È ciò che emerge dal nuovo Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Questa modalità di lavoro – spiega Fiorella Crespi, direttrice dell’Osservatorio – è apprezzata dai lavoratori, in quanto offre loro maggiore flessibilità e autonomia.




