Piazza Affari affonda, sprint di Campari e tonfo di Nexi: il greggio torna a correre

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 5 marzo 2026 si chiude all’insegna della volatilità per Piazza Affari, con l’indice Ftse Mib che, dopo un avvio cautamente positivo, è sprofondato in territorio pesantemente negativo, archiviando la giornata a quota 44.608,55 punti e facendo segnare un calo dell’1,61%. Un’andatura a due velocità, quella del listino milanese, dove accanto a veri e propri tonfi si sono registrati rialzi sorprendenti, in un clima di incertezza globale dettato principalmente dalle rinnovate tensioni geopolitiche e dall’effetto che queste ultime stanno avendo sui prezzi delle materie prime energetiche. Se da un lato l’azionario ha mostrato segni di debolezza diffusi, dall’altro il petrolio e il gas hanno ripreso la loro corsa, riaccendendo i timori legati all’inflazione e alle possibili ripercussioni sulle economie occidentali.

Tra i pochi, luminosi, segni più spicca senza dubbio il balzo di Campari, le cui azioni hanno messo a segno un progresso del 9,96% portandosi a 6,538 euro. Alla base di questo scatto, che l’ha resa la regina della seduta, vi sono i conti annuali diffusi nella giornata, i quali hanno evidenziato una crescita organica delle vendite del 2,4% e un incremento dell’Ebit del 5,4%, numeri che hanno ampiamente superato le stime degli analisti. La reazione del mercato, come spesso accade in questi casi, è stata immediata e ferocemente positiva, premiando una società che, nonostante un contesto di settore non semplice, è riuscita a proporre una strategia vincente e a rassicurare gli investitori sulla propria capacità di generare cassa, tanto da proporre un dividendo in aumento del 54%.

Il crollo di Nexi e le vendite su Amplifon

Sul versante opposto, lo spettacolo è stato ben diverso e per certi versi drammatico. Nexi, il colosso dei pagamenti digitali, ha letteralmente lasciato sul terreno il 16,63% del proprio valore, con le azioni precipitate a 2,822 euro e scese così sotto la soglia psicologica dei 3 euro. Un tonfo di questa portata, il peggiore del listino, è stato innescato dalla delusione del mercato riguardo alle guidance fornite dal management per l’esercizio in corso e, più in generale, sulla visione di medio periodo. L’amministratore delegato Paolo Bertoluzzo ha tentato di spiegare come la società punti a una crescita sostenibile di lungo termine, ma ha riconosciuto che probabilmente una parte degli azionisti, specialmente quelli statunitensi, si aspettavano un piano di riacquisto di azioni proprie (buyback) che invece non è stato annunciato. A peggiorare il sentiment ci ha pensato anche la pesante svalutazione dell’avviamento, un effetto contabile da 3,7 miliardi che, pur non intaccando la cassa, ha inciso in modo sostanziale sul patrimonio netto e spaventato gli investitori. Nella stessa scia negativa si è mossa Amplifon, che ha visto il proprio Titolo crollare a doppia cifra, complice una delusione simile legata ai risultati 2025 e a una minore visibilità sulle prospettive future.

La corsa di petrolio e gas infiamma i mercati

A gettare benzina sul fuoco di una seduta già complessa ci ha pensato il ritorno alla corsa delle materie prime energetiche. Il petrolio Brent, dopo una breve pausa di riflessione, ha ripreso la sua avanzata toccando quota 84 dollari e mezzo al barile, segnando un incremento di quasi il 4% in una sola giornata e di circa il 20% nell’arco di una settimana. Analogamente, il gas naturale ad Amsterdam ha visto il proprio prezzo balzare oltre i 50 euro al megawattora, con un aumento del 56% in sette giorni. Alla base di questa impennata vi è il perdurare del conflitto in Medio Oriente, giunto al sesto giorno, che sta mettendo a rischio le rotte marittime nel Golfo e, in particolare, nello Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Le notizie di una petroliera americana colpita hanno riacceso i timori di un’interruzione prolungata delle forniture, spingendo gli operatori a scommettere al rialzo e riportando l’attenzione sui rischi di uno shock energetico che potrebbe contagiare l’intero sistema industriale.

Il dollaro si rafforza e i tecnologici tengono

In questo clima di crescente avversione al rischio, il dollaro ha ripreso il suo ruolo di bene rifugio, rafforzandosi e spingendo l’euro nuovamente sotto quota 1,16. Parallelamente, l’oro, altro porto sicuro per eccellenza, ha visto salire leggermente le sue quotazioni. Non tutto è negativo, però, nel panorama milanese: in controtendenza rispetto all’andamento generale si è mosso il settore dei semiconduttori, con STMicroelectronics in rialzo del 2,99% a 28,585 euro, tornata a sfiorare quota 30 euro grazie a un clima positivo a livello globale per l’intero comparto tech, trainato anche dalle forti previsioni di crescita del colosso americano Broadcom. Bene anche alcune utility come Snam, in rialzo dell’1,57% nel giorno della pubblicazione dei conti e del nuovo piano industriale al 2030, a testimonianza di come, in una fase di incertezza, gli investitori tendano a rifugiarsi in titoli considerati più stabili e legati a flussi di cassa certi. Le banche, invece, hanno sofferto, con Mps in calo a causa delle incertezze legate al rinnovo del consiglio di amministrazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.