Condizionatori, la stangata in bolletta tra caldo anticipato e tariffe in aumento
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Redazione Economia
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Il grande caldo, arrivato quest’anno con un’anticipo che non ha lasciato scampo già a partire da maggio, ha riacceso la consueta – e spesso fatale – tentazione di far affidamento sui climatizzatori per rendere vivibili gli ambienti domestici. Le temperature, spinte verso l’alto da bolle di calore sempre più frequenti, trasformano però un semplice gesto di raffrescamento in una voce di spesa destinata a pesare in maniera significativa sui bilanci familiari.
Secondo le elaborazioni condotte da Assium, l’associazione che riunisce gli utility manager italiani, la spesa complessiva legata all’utilizzo dei sistemi di raffrescamento potrebbe quest’anno superare, per ogni singolo nucleo familiare, la soglia dei 400 euro nell’arco dell’intera stagione estiva. A determinare questo scenario, come spesso accade quando si parla di utenze, non è soltanto la maggiore necessità di tenere accesi gli apparecchi; incide in modo decisivo anche l’aumento delle tariffe elettriche, una dinamica che negli ultimi mesi ha subito un’accelerazione improvvisa.
Un’estate calda già a maggio e il peso dei mercati energetici
Il dato diffuso da Assium, suffragato da analisi che incrociano la durata delle ondate di calore con l’andamento dei prezzi dell’energia, evidenzia come il caldo intenso abbia messo radici ben prima dell’arrivo ufficiale dell’estate; già a maggio, lo ricordano gli esperti, molte città italiane hanno dovuto fare i conti con bollini rossi e arancioni che solitamente caratterizzano il pieno della stagione.
A questo fattore climatico si è aggiunto, purtroppo, un contesto geopolitico complesso: il conflitto in corso in Medio Oriente ha provocato un sensibile incremento dei prezzi dell’elettricità sui mercati internazionali. Il prezzo medio, calcolato dal Gestore dei mercati energetici, è passato dai 112 euro al megawattora di giugno 2025 agli attuali 132 euro al megawattora di giugno 2026, segnando un balzo del 17,8% che si traduce, secondo gli ultimi rilevamenti Istat, in una maggiorazione media del 7,2% sulle bollette della luce rispetto a un anno fa.
L’invasione silenziosa dei climatizzatori: il 60% delle case ne è dotato
Questa corsa verso un raffrescamento sempre più costoso arriva in un momento in cui la presenza di condizionatori nelle abitazioni italiane ha toccato livelli che solo un decennio fa sarebbero apparsi insostenibili.
La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha recentemente stimato che circa il 60% delle case nel nostro Paese dispone ormai di sistemi di condizionamento dell’aria; un dato, questo, che acquista ancora più rilievo se lo si paragona al passato, visto che il numero delle famiglie provviste di almeno un apparecchio è raddoppiato rispetto al 2013, quando la percentuale si attestava al 29,4%.
Non si tratta, come è evidente, di una moda passeggera ma di una risposta quasi obbligata ai cambiamenti climatici: le temperature, ormai, superano abbondantemente i 30 gradi già a maggio e restano elevate fino a settembre inoltrato, modificando radicalmente le abitudini degli italiani che, per sopravvivere all’afa, si sono dovuti attrezzare di conseguenza.
La salute in casa: aria condizionata e rischi per l’ambiente indoor
Se da un lato l’aria condizionata rappresenta un baluardo contro il caldo torrido, dall’altro l’abuso di questa tecnologia – o meglio, la sua applicazione in ambienti scarsamente areati – può trasformarsi in un problema sanitario non trascurabile. La Sima, in uno studio preliminare realizzato in collaborazione con Velux Italia, ha messo in guardia riguardo al peggioramento della qualità dell’aria indoor, un tema troppo spesso sottovalutato quando si sigillano porte e finestre per tenere fuori il caldo.
I composti organici volatili (Voc), che rappresentano una delle principali categorie di inquinanti presenti nelle case, tendono ad accumularsi nei locali chiusi; senza una ventilazione adeguata, la loro concentrazione può restare pericolosamente elevata per molte ore, causando irritazioni respiratorie, cefalee e affaticamento.
La ricerca ha dimostrato, in particolare prendendo a riferimento un ambiente domestico come il bagno – che è tra i più esposti a questo accumulo – che se l’ambiente rimane chiuso senza ricambio d’aria, i tempi di rientro ai valori di base degli inquinanti superano le 15 ore; una ventilazione meccanica riduce l’attesa a circa tre ore, mentre la semplice apertura di una finestra, sfruttando la ventilazione naturale, riesce a riportare l’aria pulita in meno di 40 minuti.
I costi variabili tra inverter datati e multisplit ad alta efficienza
Tornando al capitolo economico, che per molte famiglie rappresenta la priorità assoluta in questo periodo dell’anno, è bene chiarire che la forbice della spesa è particolarmente ampia e dipende strettamente dalla tecnologia utilizzata. Gli utility manager di Assium hanno quantificato il dispendio su un arco temporale di 100 giorni – che vanno da maggio ad agosto – e le differenze sono sostanziali.
Chi utilizza un unico split inverter di ultima generazione può sostenere una spesa che varia, a seconda delle ore di accensione e della temperatura impostata, tra i 95 e i 170 euro; se invece si è in possesso di modelli più datati o di split base, la cifra sale, oscillando tra i 145 e i 215 euro. Il vero salasso, però, arriva per chi ha installato sistemi multisplit, progettati per raffrescare più stanze contemporaneamente, dove il conto finale può tranquillamente superare la soglia dei 400 euro.
Un consiglio, che gli esperti ripetono come un mantra ma che spesso viene disatteso, riguarda la temperatura: impostare il termostato a 25 gradi, anziché puntare a obiettivi più ambiziosi come i 18 o 19 gradi, rappresenta un compromesso ideale per non trasformare il salotto in una cella frigorifera e, allo stesso tempo, per evitare che il contatore dell’elettricità inizi a girare a velocità folle.




