Il Parma vola a 39 punti, Elphege regala la vittoria e la salvezza è ormai un passo
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Redazione Sport
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UDINE – C’era chi, tra i tifosi crociati, temeva che l’assenza di alcune delle certezze difensive potesse pesare, e invece il Parma ha risposto con la compattezza di sempre, quella che ormai – va detto – sembra un marchio di fabbrica in trasferta. Allo stadio Bluenergy, l’Udinese ha fatto a lungo la partita, senza però riuscire mai a impensierire sul serio Suzuki, tanto ordinato era il blocco basso degli ospiti. Una prima mezz’ora priva di emozioni, interrotta soltanto da qualche ripartenza timida, ha consegnato l’immagine di una squadra ducale che, pur senza possesso palla prolungato, concedeva spazi irrisori. Poi, nella ripresa, l’episodio che cambia tutto: un’azione confusa, una palla recuperata, l’assist di Strefezza – preciso e chirurgico – e Nesta Elphege, il neo acquisto dal curriculum ancora tutto da scrivere in serie B, la incoccia al volo. Una perla, dicono i cronisti presenti, e forse è persino riduttivo.
Il primo tempo blindato e le difficoltà di Zaniolo
La prima frazione di gioco offre uno spettacolo tutto sommato povero di emozioni, se si eccettua la solita, ferrea organizzazione difensiva del Parma. I padroni di casa provano a variare, inserendo Zaniolo al posto di Davis, ma il cambio non sortisce l’effetto sperato: l’attaccante fatica a trovare la posizione, vagando tra le maglie avversarie senza mai diventare pericoloso. Dall’altra parte, Atta spreca una chance che molti definirebban “gol sbagliato” più che parato, calciando a lato quando l’occasione sembrava propizia. Prima dell’intervallo, un episodio destinato a pesare nelle scelte successive: Pellegrino, tra i migliori in marcatura, accusa i postumi di una testata involontaria con un compagno di squadra e viene sostituito. Un’assenza, quella, che avrebbe potuto disorientare la retroguardia ospite, ma così non è stato.
Elphege, un bomber e la svolta in classifica
È nel secondo tempo che la partita trova il suo spartiacque. Il Parma, praticamente senza tiri in porta fino a quel momento, ne mette a segno uno solo – quello decisivo – e lo trasforma in oro. La conclusione di Elphege, un diagonale che s’insacca all’incrocio, lascia il portiere dell’Udinese immobile, quasi fosse stato ipnotizzato. Da quel momento, la squadra di Cuesta alza il muro, gestisce senza affanni il possesso e limita gli avversari a conclusioni dalla distanza, innocue. I quotidiani sportivi, Tuttosport in testa, parlano di “risultato massimo” e di “salvezza virtualmente raggiunta”. E in effetti, a quota 39 punti, manca ormai soltanto la matematica: un traguardo che potrebbe arrivare già il 25 aprile, quando al Tardini arriverà il Pisa. Nessuna euforia, però, nel dopo partita: i giocatori hanno esultato con misura, consapevoli che il campionato riserva ancora insidie.
La compattezza di Cuesta e il valore aggiunto delle trasferte
Cuesta, va detto, ha costruito una squadra che soffre ma non si spezza. Fuori casa, i ducali hanno raccolto punti pesantissimi, alternando fasi di sofferenza a ripartenze fulminee. Il blocco difensivo basso, collaudato ormai da mesi, concede pochissimi spazi tra le linee, e i due centrali – pur prive di Pellegrino nella ripresa – hanno retto l’urto senza tentennamenti. Anche Strefezza, criticato in passato per l’incostanza, ha fornito l’assist decisivo, dimostrando di poter essere un’arma in più in fase di costruzione. Elphege, dal canto suo, ha segnato il gol più importante della sua breve esperienza italiana, e chissà – ma questo lo lasciamo ai tifosi – se non sarà il primo di una lunga serie. Per ora, il Parma guarda la classifica dall’alto: 39 punti, una salvezza che profuma di certezza e un’Udinese che invece deve ancora guardarsi alle spalle.




