A Parma, l’Inter mostra le sue fragilità e regala due punti in nove minuti
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Redazione Sport
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L’immagine più eloquente di un pomeriggio confuso arriva nel recupero del secondo tempo, quando la telecamera inquadra la panchina nerazzurra. Lautaro Martínez fissa il vuoto, Bastoni si afferra i capelli. Sono attoniti, quasi increduli, consapevoli che quei nove minuti – dal 60° al 69° – abbiano trasformato un doppio vantaggio in un pareggio inaccettabile. Darmian e Thuram avevano sembrato chiudere il discorso, ma l’Inter è svanita, come un programma in crash, lasciando spazio a un Parma che ha approfittato di ogni esitazione.
Non è la prima volta che accade. Nelle ultime cinque giornate, il copione si è ripetuto tre volte: a Napoli, contro l’Udinese a San Siro (nonostante il risultato positivo) e ora al Tardini. Senza contare la finale di Supercoppa persa contro il Milan in Arabia Saudita. Se da un lato va riconosciuto il merito degli avversari, resta difficile stabilire se questo calo sia frutto di un affaticamento fisico o mentale. Quel che è certo è che, quando l’Inter perde pezzi, la squadra vacilla.
I voti di Tuttosport riflettono una serata opaca: solo Sommer (7), Darmian e Dimarco emergono con sufficienza. Bisseck (5) conferma le incertezze delle ultime apparizioni, Acerbi (5.5) paga una deviazione sfortunata. Ma il problema non è solo individuale. Inzaghi, costretto a gestire le forze in vista del Bayern Monaco, ha dovuto rinunciare a sette titolari, e la differenza si è vista. Chi credeva che l’Inter avesse una rosa doppia ha ricevuto una risposta chiara: senza pilastri come Çalhanoğlu o Pavard, il meccanismo perde colpi.




