Lo split del vortice polare a marzo: l’inverno potrebbe non aver ancora chiuso i battenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Chi in questi giorni di sole e temperature miti aveva già riposto i cappotti pesanti nell’armadio, convinto che la stagione fredda fosse ormai un ricordo, farebbe bene a non cantare vittoria troppo presto. L’atmosfera, si sa, ama giocare dei brutti scherzi, e marzo, dal punto di vista meteorologico, è da sempre il mese delle grandi sorprese, un periodo in cui l’inverno, proprio quando sembra aver esaurito le munizioni, tira fuori gli artigli e si riprende la scena. I modelli matematici, in particolare le proiezioni a lungo termine del centro europeo ECMWF e del suo omologo americano GFS, iniziano a delineare uno scenario che, per gli amanti del freddo e per chi non si fida delle mezze stagioni, ha dell’incredibile.

Il protagonista assoluto di questa potenziale svolta è il vortice polare, quel grande ammasso di aria gelida che, come un vortice immenso, staziona sulle regioni artiche durante l’inverno. Di solito, più è compatto e forte, più tiene confinato il freddo alle alte latitudini. Ebbene, i segnali che arrivano dalla stratosfera, lo strato atmosferico situato a circa trenta chilometri di quota, parlano chiaro: quel vortice potrebbe andare in pezzi. Il termine tecnico è Split del Vortice Polare, una condizione talmente estrema che la World Meteorological Organization la utilizza per definire un Major Sudden Stratospheric Warming, ossia un improvviso e violento riscaldamento della stratosfera con conseguente inversione dei venti. Non si tratterebbe di un semplice indebolimento, ma di una vera e propria frattura in due o più lobi distinti, i quali, una volta liberati dalla loro prigione artica, iniziano a vagare verso sud, portando con sé il loro carico di gelo.

Il meccanismo dello split e le sue implicazioni per l’Europa

Per comprendere cosa potrebbe accadere nei primi dieci giorni di marzo, bisogna visualizzare la dinamica di questo fenomeno. Quando il vortice polare si divide, l’aria gelida non si riversa in modo caotico, ma segue dei percorsi ben precisi, incanalata dalle figure bariche che nel frattempo si vengono a creare. L'ipotesi che i centri di calcolo iniziano a suffragare con una certa insistenza è quella di una rimonta anticiclonica verso la Scandinavia, una configurazione nota in gergo come "blocco". Se l'anticiclone si piazzasse a quelle latitudini, fungerebbe da barriera, costringendo le correnti fredde, una volta fuoriuscite dai lobi del vortice spezzato, a scivolare verso sud, lungo il bordo orientale di questa struttura. Ecco quindi che il bacino del Mediterraneo, e l'Italia in particolare, si troverebbero sulla traiettoria ideale per un afflusso di correnti decisamente più rigide, provenienti dai Balcani o direttamente dalla Russia.

Non si parlerebbe, a voler essere precisi, di una colata siberiana paragonabile a quelle che flagellarono l'Europa in altri inverni, ma piuttosto di un "ritorno di fiamma" invernale, un colpo di coda sufficiente a riportare le temperature su valori più consoni al periodo o addirittura inferiori alla media. Le mappe termiche, in questo momento, mostrano un'Italia divisa in due dall'eventuale irruzione: il versante adriatico e il Sud, storicamente più esposti alle correnti fredde orientali, potrebbero sperimentare un calo termico più marcato e una maggiore instabilità, con possibili nevicate a quote basse su Appennino, mentre il Nord Ovest e il Tirreno potrebbero risentirne in modo meno diretto, pur con un generale abbassamento della colonnina di mercurio.

La danza dei modelli tra proiezioni e conferme

Va da sé che ci troviamo ancora nel campo delle tendenze, non delle certezze. La distanza temporale è tale per cui i modelli, specialmente l'americano GFS, tendono a enfatizzare queste dinamiche, mostrando a ogni emissione scenari da fine del mondo che spesso, con il passare dei giorni, si ridimensionano o svaniscono nel nulla. È il classico caso in cui l'emotività lascia il posto alla scienza: ciò che conta, in questa fase, non è la singola mappa che disegna chissà quale nevicata, ma la coerenza e la persistenza del segnale. I meteorologi, in queste ore, stanno osservando con attenzione l'evoluzione del cosiddetto "downward coupling", ovvero la capacità del disturbo partito dalla stratosfera di propagarsi verso il basso, fino a raggiungere la troposfera, lo strato dove viviamo e dove si sviluppano i fenomeni meteorologici. Solo quando questo collegamento sarà certo e confermato da più corse modellistiche, si potrà parlare di una previsione affidabile.

Nel frattempo, l'alta pressione continuerà a fare da padrona sul Mediterraneo per i primi giorni di marzo, regalando ancora tempo stabile e temperature sopra la media, specialmente al Centro-Sud. Sarebbe un errore, però, interpretare questa fase come l'inizio definitivo della primavera. L'atmosfera, in questo momento, è come un motore in folle che sta per innestare una marcia diversa. I segnali di un cambiamento ci sono tutti, ed è innegabile che le carte in tavola possano essere rimescolate. Se lo split si concretizzerà, se il blocco scandinavo reggerà e se il freddo riuscirà a trovare la strada per il Mediterraneo, allora sì che l'inverno potrebbe davvero regalarci un ultimo, fragoroso, applauso.

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