Alba lancia l’opa su Borgosesia per portare fuori dal mercato la società nata nel 1873

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consueto fermento che anima gli scambi di metà febbraio ha portato i riflettori su una delle holding più longeve di Piazza Affari, quella Borgosesia fondata nel lontano 1873 e oggi attiva nel comparto degli investimenti in asset alternativi. Nella giornata di ieri, lunedì 16 febbraio, il Titolo ha subito un’impennata repentina, con un rally che ha toccato punte del 18,6% portando le azioni a quota 0,70 euro, salvo poi attestarsi poco sotto e registrare una progressione mensile che ha superato il 25%. All’origine di questo scatto, che ha riportato d’attualità il vecchio adagio secondo cui il mercato ama le certezze, vi è l’annuncio ufficiale del lancio di un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa da Alba S.r.l., veicolo societario che fa capo all’Istituto Atesino di Sviluppo, la holding di partecipazioni trentina con oltre novant’anni di storia alle spalle. Il corrispettivo offerto agli azionisti che aderiranno all’operazione è stato fissato a 0,71 euro per azione, un prezzo che, cum dividendo, inCorpora un premio del 20,3% rispetto alla chiusura ufficiale di lunedì, quando il valore si era fermato a 0,59 euro, e del 27,7% se rapportato alla media ponderata dell’ultimo mese -1-2.

L’aggregazione dei soci e i dettagli dell’offerta

Dietro la scelta di procedere con il delisting, un’operazione che comporterebbe l’uscita definitiva della società quotata dal listino di Euronext Milan, vi è un’aggregazione di rilevanti partecipanti che hanno già messo nero su bianco le proprie intenzioni. Oltre a Isa, che detiene una quota di minoranza qualificata, hanno sottoscritto un accordo quadro Preto S.r.l., società riconducibile agli imprenditori Dario e Pierangelo Tommasi, Carlo Tassara International, veicolo lussemburghese del gruppo facente capo a Carlo Tassara, e Sofia Holding S.r.l., quest’ultima legata a Valentina Brioschi -3-6. L’intesa prevede che, entro il 25 febbraio, la compagine sociale di Alba venga ridefinita con una suddivisione paritetica del 40% ciascuno per Isa e Preto, mentre a Cti e a Sofia Holding andrà rispettivamente un 10% del capitale del veicolo offerente. I sottoscrittori dell’accordo, che complessivamente rappresentano quasi la metà del capitale di Borgosesia, più precisamente il 49,6% delle azioni ordinarie, si sono già impegnati a conferire i propri pacchetti azionari nell’ambito dell’offerta -1-5.

L’operazione, il cui esborso massimo in caso di adesione integrale è stimato in circa 33,88 milioni di euro, coperti da risorse di equity garantite direttamente dai soci di Alba, non è priva di condizioni sospensive. L’efficacia dell’opa rimane subordinata al raggiungimento di una soglia di adesione che non sia inferiore ai due terzi del capitale sociale, ovvero almeno il 66,67% delle azioni, oltre che all’ottenimento delle autorizzazioni previste dagli organismi di vigilanza. Tra queste rientrano il nulla osta di Banca d’Italia, considerata la natura dell’attività svolta dalla società target, e il via libera richiesto dalla normativa sul golden power, strumento attraverso il quale il governo può esercitare poteri speciali in determinati settori strategici -1-2.

La reazione del titolo e la strategia per il delisting

L’immediato riflesso sui listini, con il titolo Borgosesia che ha visto quasi raddoppiare il volume degli scambi e che si è portato rapidamente in prossimità del prezzo offerto da Alba, dimostra come il mercato abbia prontamente scontato il premio messo sul piatto dal veicolo acquirente. Un’accelerazione, quella registrata in Borsa, che appare tanto più significativa se si considera che la società, storicamente legata al comparto immobiliare con un focus su interventi di rivitalizzazione di immobili prevalentemente residenziali situati in grandi centri urbani e turistici, aveva vissuto una fase di minore liquidità e di scambi più contenuti -4-8. L’obiettivo dichiarato da Alba e dai suoi soci, come si evince dai comunicati diffusi, non è soltanto quello di acquisire il controllo ma di procedere alla revoca delle azioni dalla quotazione, garantendo all’emittente quella che viene definita una maggiore flessibilità gestionale e organizzativa, con tempi di decisione e di esecuzione più rapidi e con una contestuale riduzione dei costi legati alla permanenza sul mercato -2.

La strategia per arrivare al delisting segue un duplice binario. Qualora le azioni portate in adesione all’offerta, sommate a quelle eventualmente già acquistate, dovessero superare la soglia del 90% del capitale sociale, il presupposto per l’uscita dal listino si realizzerebbe in via diretta. Nel caso in cui questo traguardo non venisse raggiunto, nonostante la volontà dei soci aderenti all’accordo di conferire le proprie quote, l’intenzione è quella di perseguire comunque l’obiettivo attraverso una fusione per inrazione di Borgosesia in Alba S.r.l., operazione che di fatto determinerebbe il venir meno dei presupposti per la quotazione delle azioni della società incorporata -1-2.

I protagonisti dell’iniziativa e il futuro della holding

L’operazione vede dunque la luce grazie alla sinergia messa in campo da investitori con radici diverse ma con un comune orizzonte di lungo periodo. L’Istituto Atesino di Sviluppo, che vanta una presenza storica in Trentino-Alto Adige e che ha tradizionalmente ricoperto il ruolo di partner in iniziative diversificate prevalentemente come azionista di minoranza, si trova ora a capo di un progetto che porterà alla definitiva uscita di scena di una delle matricole più antiche di Borsa Italiana. Con Isa agiscono, come detto, gli imprenditori vinicoli Tommasi attraverso Preto, il gruppo Carlo Tassara e Valentina Brioschi, i quali ritengono che la quotazione non rappresenti più il contesto ottimale per il perseguimento dei programmi di crescita e di rafforzamento della holding -2-3. La volontà, espressa nei documenti ufficiali, è quella di poter operare in una cornice giuridica più snella e con minori oneri burocratici, un aspetto quest’ultimo che ha spinto negli ultimi anni numerose società di piccola e media capitalizzazione a intraprendere percorsi simili, abbandonando il mercato azionario per dedicarsi con maggior agilità alla gestione del proprio portafoglio di partecipazioni e di asset immobiliari. L’esito della vicenda, ora, è rimesso alla risposta degli azionisti di minoranza e al responso degli organismi di vigilanza competenti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.