Torres vola con Di Stefano, tripletta in 15 minuti e Livorno ko

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel calcio, talvolta, bastano un quarto d’ora per cambiare il volto di una stagione, e al Vanni Sanna è accaduto esattamente questo: la Torres, con un avvio di partita folgorante, ha liquidato la pratica Livorno in appena quindici minuti, grazie a una tripletta di Di Stefano che, al 7′, al 14′ e al 15′, ha di fatto ipotecato il risultato. I rossoblù, davanti al proprio pubblico, hanno messo in campo una determinazione che lascia poco spazio alle interpretazioni, costruendo un vantaggio che, nonostante il successivo accorciamento delle distanze operato dagli ospiti su rigore – trasformato da Di Carmine al 63′ –, non è stato più intaccato. Il 3-1 finale, per quanto maturato in modo quasi fulmineo nei primi minuti di gioco, racconta di una superiorità netta e di tre punti che, in ottica di classifica, assumono un peso specifico notevole: la squadra di casa ha dimostrato, in quel primo tempo sontuoso, di avere le idee chiare e la freddezza necessaria per sfruttare ogni singola occasione capitatale a tiro. Una partita, questa, che conferma il momento d’oro dell’attaccante, il cui istinto sotto porta si è rivelato decisivo per spezzare l’equilibrio iniziale; al Livorno, dal canto suo, non è bastato reagire nella ripresa per rendere più combattuto un confronto che, nei fatti, era già stato deciso nei primi quindici minuti di gioco.

Una condanna in appello per i vertici di Askatasuna

A distanza di tempo dai fatti, la Corte d’Appello di Torino ha riscritto la sentenza per tre esponenti di spicco dell’area antagonista torinese, riconoscendoli responsabili per gli scontri avvenuti nel febbraio del 2022 davanti all’Unione Industriali di via Fanti. I giudici, con una decisione che riforma completamente quanto stabilito in primo grado, hanno inflitto una condanna a cinque mesi e dieci giorni, accogliendo la tesi dell’accusa secondo cui gli imputati, durante un partecipatissimo corteo organizzato per protestare contro il sistema dell’alternanza scuola-lavoro – all’epoca al centro di un vivace dibattito nazionale –, avrebbero agito con una precisa strategia. La manifestazione, che aveva richiamato centinaia di persone, era stata organizzata per contestare le politiche legate ai percorsi formativi obbligatori; e fu proprio in quel contesto che si verificarono gli incidenti con le forze dell’ordine, episodi per i quali ora è arrivata una pronuncia di condanna che ribalta le assoluzioni precedenti.

Il disegno criminoso e il ruolo dei leader

A finire nel mirino della magistratura, in particolare, sono stati Sara Munari e Stefano Millesimo, due figure considerate da sempre tra i vertici del collettivo Askatasuna: entrambi giovanissimi, erano stati assolti in primo grado nel maxi processo che aveva coinvolto il centro sociale, ma la Corte d’Appello ha offerto una lettura radicalmente diversa degli eventi. Secondo quanto ricostruito negli atti ufficiali, ripresi anche da organi di stampa come Il Giornale, i due imputati avrebbero agito “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”, partecipando attivamente a un’aggressione ai danni dei carabinieri impegnati nel servizio di ordine pubblico. Le modalità dell’assalto – condotto con aste, bastoni, calci e pugni – hanno portato i giudici a ritenere sussistente la loro responsabilità diretta, non più schermata dalla generica partecipazione a un corteo. Per l’ex centro sociale, che per anni era stato considerato un laboratorio politico di sperimentazione culturale e sociale, si tratta di un ulteriore capitolo di una lunga stagione giudiziaria che ne ha ridisegnato il profilo pubblico.

Scontri di piazza e un verdetto che fa chiarezza

La sentenza, depositata nei giorni scorsi, rappresenta un punto di svolta nel procedimento che aveva visto inizialmente una netta separazione tra le accuse e le assoluzioni di primo grado; ora, con la riforma della Corte, viene tracciato un filo logico che lega la violenza esercitata durante quella giornata di febbraio a una precisa regia degli organizzatori. I fatti risalgono a una manifestazione particolarmente sentita, quella del 18 febbraio, quando il corteo si era riversato davanti alla sede dell’Unione Industriali per esprimere il proprio dissenso verso un sistema di alternanza scuola-lavoro percepito come vessatorio; in quel contesto, le cariche e gli scontri con i militari avevano segnato in modo violento il pomeriggio torinese. I tre esponenti dell’area antagonista – tra cui Munari e Millesimo – sono stati ritenuti responsabili non solo di aver partecipato agli scontri, ma di averli coordinati, secondo l’accusa poi recepita in appello, all’interno di una strategia offensiva premeditata. La pena, pur contenuta, ha il valore di una condanna che ribalta completamente il primo verdetto e che restituisce, nell’ottica giudiziaria, una ricostruzione degli eventi che non lascia spazio ad attenuanti generiche.

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