Rubate porcellane all'Eliseo, arrestato l'addetto all'argenteria: vendute su Vinted
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Dopo il clamore suscitato dal furto di gioielli storici al Museo del Louvre, un nuovo scandalo, che desta non poca perplessità, colpisce il cuore istituzionale della Francia. Stavolta il bersaglio non è stato un museo, bensì la residenza stessa del presidente della Repubblica, l'Eliseo, dove per un lungo periodo, stimato in circa due anni, sarebbero scomparsi decine di pezzi di porcellana di inestimabile valore. Si tratta, nello specifico, di servizi di piatti e tazze, alcuni dei quali prodotti dalla rinomata Manufacture de Sèvres, simboli del fasto e della tradizione dello Stato francese, sottratti con meticolosa pazienza e una discrezione quasi incredibile.
Un furto senza effrazioni
La modalità operativa, come emerso dalle prime indagini, appare singolare e priva della violenza tipica dei furti comuni. Non si è registrata, infatti, alcuna effrazione né, tanto meno, è scattato qualche allarme: le preziose stoviglie sarebbero state prelevate lentamente, un pezzo alla volta, approfittando del viavai che caratterizza la vita del palazzo presidenziale, tra una cena ufficiale di Stato e un importante ricevimento diplomatico. Questo metodo, oltre a dimostrare una fredda determinazione, ha consentito ai responsabili di operare a lungo senza destare sospetti, lasciando che il vuoto negli scaffali dell'argenteria si creasse in modo quasi impercettibile, come un lento stillicidio.
La pista online e l'arresto
La scoperta del fatto, che ha un valore complessivo stimato in quarantamila euro, è avvenuta solo in un secondo momento, quando le indagini, partite da segnalazioni interne, hanno condotto gli inquirenti sulle tracce di una vendita online. Alcuni di quegli oggetti, infatti, erano stati messi in vendita sulla piattaforma Vinted, nota per il commercio di articoli usati, un canale del tutto inusuale per beni di tale natura e provenienza. È stata proprio questa pista digitale a portare all'identificazione e al successivo arresto, negli scorsi giorni, di un uomo che, in un tragico paradosso, era proprio il responsabile della custodia di quei tesori: l'addetto all'argenteria della presidenza.
Le responsabilità e i complici
L'indagine, che prosegue per accertare le dinamiche precise e l'entità totale del maltolto, ha rivelato come l'uomo non abbia agito da solo. Ai suoi fianchi, secondo la ricostruzione delle forze dell'ordine, vi erano due complici, tra i quali spicca la figura di un guardiano del Museo del Louvre, descritto come un collezionista appassionato di porcellane antiche. Il maggiordomo presidenziale, stando a quanto riportato, aveva addirittura iniziato a manipolare gli inventari ufficiali per coprire le proprie sottrazioni, in una trama che unisce l'audacia alla banalità amministrativa, mostrando un sistema di controlli vulnerabile proprio dall'interno.




