Il no di Carnesecchi a Nico Paz: l'Atalanta, in dieci, si aggrappa al suo portiere e tiene a bada il Como

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   La partita che poteva essere un affresco, data la tavolozza di idee dei due allenatori in panchina, si è risolta invece in un muro di cinta. L'Atalanta, ridotta in dieci uomini dopo soli otto minuti, ha scavato la sua Linea Cadorna difensiva di fronte a un Como che, pur disponendo di una superiorità numerica per oltre ottanta minuti e di un possesso palla schiacciante, non è riuscito a trovare la via del goal. Il pareggio per 0-0, frutto di una strenua resistenza bergamasca e di una clamorosa inefficacia lariana, non scontenta soltanto le ambizioni europee dei padroni di casa, ma lascia anche un retrogusto amaro agli ospiti, consapevoli di aver sprecato un'opportunità d'oro per ridurre il distacco di cinque punti.

L'ipnosi di Carnesecchi e il dramma di Paz

Sulle venticinque occasioni create dai lombardi, molte delle quali chiare, si è stagliata la figura insormontabile di Marco Carnesecchi. Il portiere, già autore di altre parate decisive nel corso della stagione, ha firmato una prestazione da applausi, culminata nel novantasettesimo minuto con la parata di un rigore. A fallire dal dischetto, per la terza volta in stagione con la maglia del Como, è stato Nico Paz, lasciatosi andare a un comprensibile sfogo di lacrime dopo l'errore. Un episodio che ha portato lo stesso Carnesecchi, a freddo, a dedicare parole di sostegno al giocatore avversario, definendolo "straordinario" e ammettendo quasi un senso di dispiacere per essere stato proprio lui a subire la beffa. Una gara, quella del numero uno bergamasco, fatta di riflessi pronti e di una concentrazione assoluta, capace di ipnotizzare le offensive nemiche.

La scelta obbligata e il caso che sfuma

Raffaele Palladino, dall'altra parte, si è ritrovato a dover rimaneggiare il proprio disegno tattico dopo pochissimo dal fischio d'inizio, un evento che ha inevitabilmente stravolto ogni piano pregresso. L'allenatore dell'Atalanta, pur ammettendo in seguito di aver preferito giocare la partita in condizioni di parità numerica, ha dovuto improvvisare una difesa compatta e reattiva, mentre il suo collega Fabregas ha visto la sua squadra dominare il centrocampo e accerchiare l'area avversaria senza mai trovare il colpo risolutivo. Un dominio, quello del Como, che nei fatti si è rivelato sterile, un possesso palla fine a se stesso che non è riuscito a scalfire la compattezza di un gruppo ridotto ma determinatissimo.

Il paradosso tattico e il punto che pesa

La storia del calcio, del resto, è costellata di aneddoti su formazioni in inferiorità numerica capaci di ribaltare le previsioni, come l'episodio citato di una Udinese che negli anni Novanta, contro ogni logica, vinse in dieci togliendo un difensore. Iperboli che restano tali, perché la realtà dei fatti ha visto il Como arenarsi ripetutamente. Il risultato, in definitiva, cristallizza uno stallo nelle posizioni in classifica, lasciando entrambe le squadre con la sensazione di aver lasciato per strada qualcosa di importante in una domenica che, nelle premesse, prometteva ben altro spettacolo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.