Gattuso si presenta alla Lazio: "C'è da mettere l'elmetto. Lotito? Ha troppi cellulari"
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Redazione Sport
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"C'è da mettere l'elmetto". Gennaro Gattuso, nuovo tecnico della Lazio, ha usato una metafora bellica per descrivere la sfida che lo attende sulla panchina biancoceleste. In un clima di contestazione da parte dei tifosi e con un mercato che procede a rilento, l'ex commissario tecnico della Nazionale ha scelto la via della franchezza, senza nascondere le difficoltà di un ambiente che conosceva già prima di firmare il contratto che lo legherà al club fino al 2028.
La "ferita" della Nazionale e il ritorno in Serie A
La mancata qualificazione ai Mondiali con l'Italia pesa ancora come un macigno. Gattuso lo ha ammesso senza reticenze: "Posso solo ringraziare tutti i ragazzi che ho allenato perché mi hanno dato tutto. Nel calcio ci sono gli episodi, da giocatore un po' di fortuna l'ho avuta, da allenatore qualche mazzata l'ho presa. La delusione è stata tanta, la ferita che ho addosso rimarrà fino alla fine".
Un'esperienza, quella sulla panchina azzurra, che lo ha segnato profondamente e che lo riporta in Serie A con una carica diversa, dopo cinque anni di assenza dal campionato italiano. "Quando si va all'estero si migliora, noi italiani pensiamo di essere sempre i migliori ma il calcio cambia a una velocità incredibile. Volevo andare a prendere qualcosina all'estero e completarmi, quest'anno è arrivata la chiamata della Lazio e mi hanno convinto".
Il rapporto con Lotito: "Meno parla, meglio è"
Il presidente Claudio Lotito è stato al centro delle dichiarazioni del tecnico, che non ha usato giri di parole per descrivere il loro rapporto. "In questo momento è meglio che lui parli di meno con voi – ha spiegato Gattuso –. Mi conosce, sa che dico tutto quello che penso e che sono uno che non guarda in faccia a nessuno, abbiamo un rapporto franco". Il problema, a detta di Gattuso, è che il presidente "ha troppi telefonini, lo chiama il mondo, non si può gestire".
Un invito a limitare le comunicazioni esterne per concentrarsi sull'obiettivo comune, anche se il tecnico ha precisato: "La squadra è sua, può venire a Formello e parlare con i calciatori quando gli pare. Ma se ha qualcosa da dire alla squadra si chiude nello spogliatoio con me e parla perché la società è sua".
Il caso Gila: "Ho convinto io Lotito e Fabiani a cederlo"
Uno dei temi più caldi toccati nella conferenza stampa è stato il trasferimento di Mario Gila al Milan, un'affare da 27 milioni di euro più bonus che ha sorpreso molti. Gattuso ha rivelato il suo ruolo attivo nella cessione: "Se fosse stato per Fabiani e Lotito sarebbe rimasto (sarebbe andato a scadenza di contratto). Chi non vuole stare qua non deve rimanere, se uno sceglie come Mario, che è stato onesto, mi ha detto le cifre che gli hanno proposto. Non si può discutere per ciò che ha dato ed era arrivato il momento per lui di andare".
Una scelta che lascia ora un vuoto da colmare in difesa, con Sergi Dominguez della Dinamo Zagabria che sembra essere il principale candidato per sostituirlo.
Tifosi e obiettivi: "Niente alibi, costruiamo un gruppo"
Gattuso ha voluto mettere subito in chiaro un concetto: la contestazione dei tifosi e l'eventuale assenza di calore allo stadio non devono diventare un alibi. "Se io oggi parlo dei tifosi creo solo un alibi. I calciatori l'hanno vissuto l'anno scorso, non dobbiamo commettere quell'errore". L'obiettivo è creare un ambiente compatto e familiare, "una squadra che diverta la gente e che renda orgogliosi i nostri tifosi". "Dobbiamo isolarci, l'ambiente in questo momento non è ideale e speriamo di essere bravi a far cambiare qualcosa".
Il ritiro comincerà lunedì 13 luglio al centro sportivo di Formello, e sarà il primo vero banco di prova per un gruppo che dovrà ricostruire la propria identità sotto la guida di un allenatore che non cerca scuse e che ha promesso di "lavorare e pedalare".




