Milano Cortina, storica impresa azzurra: l’Italia vola a 22 medaglie con Brignone e Vittozzi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non è più soltanto un’Olimpiade di casa, ma una spedizione trionfale destinata a entrare negli annali dello sport italiano. La squadra azzurra, in una domenica di gare che ha profumo di leggenda, ha polverizzato ogni precedente primato, issandosi a quota 22 medaglie complessive e superando di slancio il record di 20 podi stabilito a Lillehammer nel lontano 1994 -8. Un traguardo che sa di epopea, quello toccato dagli atleti del Belpaese, i quali, spinti dal calore di un pubblico straordinario, stanno letteralmente riscrivendo la storia dei Giochi invernali, aggiornando il medagliere dopo ogni singola discesa. L’apoteosi, in questa giornata memorabile, porta la firma indelebile di due fuoriclasse assolute, Federica Brignone e Lisa Vittozzi, capaci di trasformare la pressione in poesia e la fatica in gloria.

La prima a scolpire il proprio nome nell’Olimpo è stata la valdostana Federica Brignone, che sulle nevi di Cortina ha firmato un capolavoro destinato a restare impresso nella memoria collettiva. A distanza di appena 72 ore dal trionfo nel supergigante, la tigre di La Salle ha dominato anche lo slalom gigante, mettendo in fila un parterre di avversarie semplicemente annichilite dalla sua superiorità -2. Una prestazione mostruosa, la sua, costruita su una prima manche a dir poco perfetta che le ha permesso di amministrare il vantaggio nella successiva, concludendo con il tempo totale di 2:13.50 e staccando di 62 centesimi le inseguitrici -6. Un distacco che, in una disciplina così tecnica e tirata, ha il sapore di un’autentica valanga. La svedese Sara Hector, campionessa olimpica uscente, e la norvegese Thea Louise Stjernesund hanno dovuto accontentarsi di un pari merito d’argento, inchinandosi di fatto, una volta tagliato il traguardo, al cospetto della nuova regina indiscussa della disciplina -2. Con questa doppietta d’oro, Brignone non solo ha raggiunto la strabiliante cifra di cinque medaglie olimpiche in carriera, ma è diventata la prima atleta nella storia dello sci alpino capace di vincere l’oro nella stessa edizione sia in gigante che in supergigante -2. Un’impresa che richiama alla mente i fasti di Alberto Tomba, il quale non ha perso tempo per porgere i propri complimenti alla collega, dando vita a un passaggio di testimone ideale tra due generazioni di campioni -8.

Mentre l’entusiasmo per l’impresa di Brignone ancora non accennava a scemare, ecco che dall’Alto Adige è arrivato un altro boato. All’Arena di Anterselva, Lisa Vittozzi ha scritto una pagina di storia per il biathlon italiano, conquistando la prima medaglia d’oro olimpica di sempre per il movimento -7. Partita con il pettorale numero 5 dopo la sprint, la sappadina ha confezionato una rimonta da manuale, complice una precisione disarmante al poligono: venti bersagli colpiti su venti, una perfezione glaciale che ha messo in crisi le avversarie -3. La norvegese Maren Kirkeeide, leader al via, ha pagato a caro prezzo due errori nell’ultima serie a terra, regalando di fatto la fuga alla carabiniera italiana, che ha potuto così godersi un ultimo giro trionfale verso il traguardo. Un’esultanza liberatoria, la sua, al culmine di un ciclo olimpico segnato da un grave infortunio alla schiena che l’aveva costretta a saltare l’intera stagione precedente -3. Per Vittozzi, che completa così la sua personale collezione di metalli olimpici, un oro che vale una carriera.

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