Alfa Romeo Junior invade Milano con un tram a tema, mentre gli ordini superano quota 40 mila

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Milano si trasforma in un palcoscenico su rotaie per celebrare l’ultima nata di Alfa Romeo, la Junior, che dopo un avvio turbolento – costretto a cambiare nome da "Milano" a seguito delle polemiche legate alla produzione polacca – sta dimostrando di avere il vento in poppa. Un tram Sirietto, rivestito con una livrea che richiama il design del B-SUV, sta percorrendo in queste settimane le vie della città, dal centro storico ai Navigli, passando per CityLife, in un omaggio che lega la tradizione del marchio alla sua spinta innovativa.

Quella della Junior, del resto, è una storia che affonda le radici nel passato, pur proiettandosi con decisione verso il futuro. Il nome, scelto per sostituire quello inizialmente previsto, non è casuale: è un chiaro rimando alla GT Junior degli anni Sessanta, modello cult per gli alfisti più fedeli. E se la controversia sul battesimo aveva sollevato dubbi, i numeri sembrano averli fugati: oltre 40 mila ordini in 38 mercati, con una percentuale non trascurabile (il 18%) relativa alla versione elettrica, segno che la transizione ecologica interessa anche chi cerca un’auto dal DNA sportivo.

Prodotta nello stabilimento di Tychy, in Polonia, insieme alla Fiat 600 e alla Jeep Avenger, la Junior rappresenta una scommessa vincente nel segmento B, cruciale per il mercato europeo. E mentre il tram milanese ne diffonde l’immagine tra i passeggeri, l’attenzione si sposta anche sulle caratteristiche tecniche del modello, che unisce prestazioni dinamiche – ereditate dalla tradizione Alfa – a una versatilità adatta alla vita urbana.

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