Kill bill: the whole bloody affair, la vendetta della sposa torna al cinema nella sua interezza

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Doveva essere uno sterminato e unico racconto di vendetta, una cavalcata pulp attraverso generi e continui omaggi al cinema di serie b; poi, lo si sa, la distribuzione fece a pezzi l'opera, costringendo Quentin Tarantino a dividere in due la sua creatura.

Oggi, a più di vent'anni da quelle prime, storiche proiezioni (era l'ottobre del 2003 quando il pubblico fece la conoscenza della Sposa, per poi ritrovarla nell'aprile dell'anno successivo), la versione integrale tanto agognata dai fan – quel Kill Bill: The Whole Bloody Affair capace di fondere i due capitoli in un'unica esperienza – arriva finalmente sugli schermi italiani. L'attesa, per la precisione, termina oggi, giovedì 28 maggio, con una finestra di programmazione che – complice la natura di “evento” della pellicola – si chiuderà già il 3 giugno.

Un'unica, sterminata corsa verso Bill

Non si tratta, come qualcuno potrebbe affrettarsi a pensare, della semplice accostazione di *Volume 1* e *Volume 2*: l'operazione, distribuita da Plaion Pictures e Midnight Factory, restituisce al film la forma voluta dal regista americano, che in origine aveva immaginato una durata complessiva di 281 minuti (oltre quattro ore e mezza, per intenderci, con tanto di intervallo a spezzare la visione).

Scompare, di conseguenza, il celebre cliffhanger che lasciava la Sposa (Uma Thurman) a fissare la macchina da presa dopo il massacro alla House of Blue Leaves, così come viene eliminato il lungo riassunto che apriva il secondo capitolo; al loro posto, il flusso narrativo – quello vero, privo di cesure – segue senza più soluzione di continuità la caccia della protagonista ai membri della Deadly Viper Assassination Squad, una caccia che la condurrà dritta verso l'ineluttabile resa dei conti con Bill (David Carradine).

Il sangue torna rosso, e l'anime si allunga

Tra le chicche più succulente per gli appassionati della prima ora, spicca senza dubbio la sequenza del massacro degli 88 Folli, quella che – per ragioni legate alla censura e alla classificazione del film – era stata tramandata ai posteri in un iconico bianco e nero. In questa versione integrale, Tarantino mostra finalmente il sangue per quello che è: rosso, abbondante, grottesco e coreografico, in una resa cromatica che ne amplifica la potenza visiva.

C'è poi un'altra aggiunta sostanziosa, e riguarda la gioventù di O-Ren Ishii (Lucy Liu): la sequenza in stile anime, realizzata dallo storico studio Production I.G., viene qui allungata di ben sette minuti e mezzo, addentrandosi con più violenza e poesia (se possibile) nella vendetta della piccola O-Ren ai danni degli assassini dei genitori.

A impreziosire il tutto, infine, un vero e proprio cortometraggio inedito, *The Lost Chapter: Yuki’s Revenge*, nato da un'idea rimasta chissà quanto a lungo nel cassetto del regista, che racconta – attraverso il motore grafico Unreal Engine – la sete di rivalsa della sorella della letale Gogo Yubari.

Un'immersione totale nel cinema di genere

Rivedere oggi *Kill Bill* in questa forma totale, restituisce inevitabilmente la sensazione di un azzardo produttivo che all'epoca, forse, non tutti avevano compreso fino in fondo. La fusione degli stili – l’exploitation, lo spaghetti western, il cinema di arti marziali giapponese e quello della blaxploitation – non appare più come un collage postmoderno, ma come un flusso unico, ossessivo e coerente, trainato dalla furia iconica di Uma Thurman nella sua tuta gialla.

E mentre la Sposa si fa strada tra i cadaveri e le citazioni colte, lo spettatore – messosi comodo per affrontare queste 281 minuti – può finalmente perdersi nel ritmo ipnotico che Tarantino aveva in testa molto prima che qualcuno, in un ufficio di distribuzione, decidesse che un film così non poteva esistere.

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