The Punisher: One Last Kill tra critiche tecniche e una violenza che mette in crisi il family friendly Disney

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non è certo un segreto che la Disney, casa di produzione e distribuzione storicamente attenta a un pubblico vasto ed eterogeneo, abbia spesso inseguito un’idea di intrattenimento “per tutti”, un approccio che, in alcuni casi come il live action de La Sirenetta o l’imminente Biancaneve, ha portato a risultati artisticamente discussi. Proprio per questa sua natura quasi spasmodica, volta ad annullare il conflitto o a rendere tutto moralmente piacevole, molti fan dell’universo Marvel si erano detti preoccupati quando l’intero comparto seriale, dopo il successo riscontrato su Netflix, si è spostato sulla piattaforma Disney+. Eppure, The Punisher: One Last Kill, lo speciale con protagonista Jon Bernthal nei panni di Frank Castle uscito stanotte, dimostra che si può ancora fare i conti con una materia prima scomoda, anche se – ed è qui che nasce il problema – il prodotto finale è stato parzialmente rovinato da evidenti e imbarazzanti problemi tecnici.

Un lancio tormentato tra dialoghi inudibili e una CGI “da PlayStation”

A gettare ombre sul ritorno del Punitore non è stata la qualità della narrazione, bensì la sciatteria del confezionamento tecnico. A poche ore dal debutto, le segnalazioni sui social si sono moltiplicate, e la stessa Disney+ ha dovuto ammettere pubblicamente l’esistenza di “questioni su cui si sta lavorando”. Il primo difetto, macroscopico, riguarda il missaggio audio in lingua originale: i dialoghi risultano spesso troppo bassi, quasi incomprensibili, come se le tracce fossero state sovrapposte in modo errato. Un utente ha scritto, nel commentare l’esperienza di visione, che “non riusciva a sentire praticamente niente”. Altri hanno notato una configurazione errata dei canali surround, con le voci che fuoriescono impropriamente dalle casse posteriori.

A questo disastro sonoro si aggiunge una sequenza action che, per usare un eufemismo, ha fatto storcere il naso ai fan. Durante una caduta, Frank Castle viene scaraventato fuori da un edificio, e l’impatto con una struttura metallica è stato realizzato con un effetto speciale che molti hanno definito “incompleto” o “degno di una cutscene di vecchia PlayStation”. Alcuni commenti, feroci nella loro ironia, hanno sottolineato come il volto di Jon Bernthal sembri improvvisamente trasformarsi in una goffa replica digitale. Tuttavia, una fonte vicina alla produzione ha chiarito un aspetto interessante: non si tratta di CGI integrale, ma di una scena girata dal vivo in cui il volto dello stuntman è stato sostituito digitalmente con quello dell’attore, una procedura che, in questo caso, è stata evidentemente gestita male o forse completata in fretta.

Frank Castle, l’antieroe che non chiede scusa e mette in crisi il buonismo

Al di là dei difetti di esecuzione, il contenuto dello speciale rappresenta comunque una piccola rivoluzione per la piattaforma. Adattare in live-action un personaggio come il Punitore, la cui missione è sterminare i criminali senza alcun compiacimento o sovrastruttura morale spinto da un’inesauribile sete di giustizia, non è mai stato facile per il mainstream. La serie tv prodotta fra il 2017 e il 2019 da Marvel Television per Netflix aveva dovuto accettare dei compromessi per rendere più digeribile Frank Castle, finendo a tratti per annacquarlo e trasformandolo più in un “vendicatore” che in un “punitore” ossessionato dal massacro della sua famiglia. One Last Kill – che è co-sceneggiato da Jon Bernthal stesso – promette di fare un passo indietro rispetto a quella mediazione, descrivendo un antieroe cupo, in crisi e spinto dalla violenza più cruda. Le prime recensioni, nonostante i problemi audio, hanno premiato questa scelta coraggiosa, definendolo “il prodotto più adulto dei Marvel Studios” per l’alto tasso di sangue e brutalità. Frank Castle è tornato, sgraziato nella forma ma spietato nella sostanza.

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