Petrolio in calo, Trump allenta la tensione sul fronte Iran

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Redazione Economia Redazione Economia   -   I prezzi del petrolio sono scesi dopo che Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti non attaccheranno l’Iran prima delle elezioni di novembre, attenuando le preoccupazioni sui rischi per le forniture energetiche dal Medio Oriente. Il Brent ha registrato una flessione dell’1,21%, mentre il Wti è diminuito dello 0,97% in un mercato ancora condizionato dalla crisi regionale.

Le tensioni su Hormuz pesano sui costi della navigazione

Lo Stretto di Hormuz resta uno dei principali elementi di pressione per il mercato energetico internazionale. Le navi che attraversano questa rotta affrontano costi assicurativi elevati e maggiori spese operative legate anche al carburante. Secondo le valutazioni riportate nel settore marittimo, il costo complessivo delle navi è più che raddoppiato per l’incidenza delle coperture assicurative e dell’aumento dei combustibili, mentre la scelta di evitare il passaggio è legata soprattutto alla sicurezza degli equipaggi e della navigazione.

Il ruolo strategico dello stretto emerge dai flussi di greggio movimentati negli ultimi mesi. Kpler ha stimato che a settembre le esportazioni petrolifere dalla regione del Golfo abbiano raggiunto una media di almeno 16,5 milioni di barili al giorno, con un progressivo ritorno verso livelli precedenti al conflitto. Una parte rilevante delle esportazioni è transitata attraverso Hormuz, dove nella settimana precedente i volumi medi di greggio in uscita hanno superato i 14 milioni di barili giornalieri, in forte recupero rispetto al minimo registrato nei mesi precedenti.

Mercati più tranquilli dopo le dichiarazioni di Washington

Le parole del presidente statunitense hanno modificato le aspettative degli operatori, che hanno ridotto il premio legato al rischio immediato di una nuova escalation militare. Trump ha parlato di colloqui produttivi con Teheran per arrivare alla fine della guerra che ha inciso sulle prospettive dell’offerta energetica globale. La reazione dei mercati è arrivata dopo una fase di forte volatilità, con i futures sul Brent che avevano segnato un rialzo del 4% nella seduta precedente.

Tra gli altri fattori che hanno contribuito a raffreddare le quotazioni c’è anche il ritorno della Cina alle esportazioni di carburanti dopo la pausa legata alla Golden Week. Pechino, primo importatore mondiale di petrolio, ha ripreso le spedizioni di prodotti raffinati, aumentando la disponibilità sul mercato internazionale e riducendo parte delle pressioni sull’offerta.

Diesel e produzione Usa restano elementi di pressione

Il mercato continua comunque a confrontarsi con altri fattori di rischio. I governi europei hanno avviato il rilascio di riserve di diesel per sostenere gli approvvigionamenti, mentre la produzione nel Golfo del Messico è stata ridotta a causa dell’uragano Isaias. La sospensione riguarda circa 1,3 milioni di barili al giorno di produzione petrolifera, con effetti sulle dinamiche internazionali dell’offerta.

La combinazione tra tensioni geopolitiche, sicurezza delle rotte marittime e disponibilità di carburanti raffinati continua a influenzare le scelte degli operatori energetici. Gli assicuratori e gli armatori mantengono alta l’attenzione sui costi collegati al transito delle petroliere, mentre il mercato segue l’evoluzione dei flussi commerciali nel Golfo e delle esportazioni di prodotti petroliferi.

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