Milano, il mercato immobiliare resiste: centro per pochi, ma le occasioni si spostano in periferia
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Redazione Economia
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Il mercato immobiliare milanese, che da tempo si conferma uno dei più dinamici a livello nazionale, non accenna a mostrare cedimenti strutturali, nonostante i prezzi, ormai stabilizzati su livelli considerevoli, non registrino al momento variazioni significative di ampia portata. A tracciare questo quadro, dettagliato e per molti versi incoraggiante nonostante la naturale selezione della clientela, è l’ultimo report dell’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, il quale fotografa una città in cui la domanda, sostenuta da una pluralità di attori, continua a sorreggere un settore che, pur nelle sue inevitabili contraddizioni, dimostra una vitalità invidiabile. L’asse centrale del discorso, del resto, ruota proprio attorno alla dicotomia tra un centro storico diventato ormai appannaggio esclusivo di una fascia di acquirenti con un potere d’acquisto molto elevato – i cosiddetti “nababbi” – e una periferia che, al contrario, offre ancora margini di trattativa e possibilità di investimento interessanti per chi, pur non disponendo di capitali illimitati, non intende rinunciare a possedere un immobile in città.
I numeri della resistenza
I dati, che parlano di un valore medio di 4.466 euro al metro quadro con un incremento tendenziale dell’1,4%, testimoniano una resilienza che pochi si aspettavano in un contesto economico globale ancora segnato da incertezze. Questo andamento, peraltro, non è uniforme ma si articola in maniera differenziata a seconda delle zone, disegnando una mappa urbana delle opportunità in continua evoluzione. A trainare la crescita, infatti, non sono più soltanto i quartieri del centro, i cui listini hanno ormai raggiunto picchi difficilmente superabili, ma aree un tempo considerate periferiche e oggi al centro di processi di riqualificazione, le quali stanno attirando l’interesse di giovani, famiglie in cerca della prima casa e di una nutrita schiera di investitori, i quali scommettono sul loro potenziale di valorizzazione futura.
Le zone in ascesa e il contesto italiano
Tra le zone che hanno fatto registrare le performance più positive spiccano, in particolare, l’area di Lodi-Corsica e quella di Città Studi, mentre solo i Navigli segnano un leggero, seppur significativo, ribasso. La domanda, che rimane comunque alta, è alimentata da una combinazione di fattori, tra i quali spicca senza dubbio l’attesa per le imminenti Olimpiadi invernali del 2026, un evento che sta catalizzando risorse e attenzioni su progetti di riqualificazione urbana e infrastrutturale. Questo scenario milanese si inserisce, peraltro, in un contesto nazionale che, secondo molti analisti, si sta rivelando un’“isola felice” per il real estate europeo, se paragonato alle performance di mercati come quelli francese, inglese o tedesco. L’economia italiana, anche grazie ai fondi messi a disposizione dall’Unione Europea, gode di condizioni relativamente buone, un fatto che spinge il capitale continentale a guardare con un occhio positivo al nostro paese.
Investire nel mattone: le logiche di un successo
La quota di capitale globale allocata al real estate nazionale è in costante crescita, sebbene l’incertezza geopolitica internazionale continui a pesare, in modo non trascurabile, sulle scelte di investimento. Potrebbe trattarsi, in definitiva, più di una scelta tra diverse asset class – come il debito, le azioni o, appunto, gli immobili – che di una scelta tra aree geografiche differenti, considerando che le varie tipologie di investimento immobiliare sono soggette, com’è ovvio, a valutazioni del rischio profondamente diverse. Il mercato di Milano, in questo panorama, rappresenta un caso di studio emblematico: un luogo dove, nonostante i prezzi proibitivi del centro, gli affari si possono ancora concludere, a patto di saper individuare con lungimiranza le zone in cui il valore degli immobili è destinato a crescere, seguendo le traiettorie dello sviluppo urbano e delle grandi opere pubbliche.




