La premier Meloni nella lista nera di Teheran, solidarietà bipartisan dopo la minaccia del regime

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il quotidiano iraniano Hamshahri, legato alla municipalità di Teheran e tradizionalmente vicino alle posizioni dell'ala più conservatrice del regime, ha pubblicato nella tarda serata di sabato quella che è stata immediatamente definita una "lista di vendetta" nei confronti dei leader occidentali ritenuti responsabili della morte della Guida suprema Ali Khamenei.

Tra i volti raffigurati in tenuta carceraria arancione, un abbigliamento che richiama in modo inequivocabile i detenuti del centro di detenzione di Guantánamo, compare anche quello della presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni, affiancato da quelli del presidente americano Donald Trump, del premier israeliano Benjamin Netanyahu, del presidente francese Emmanuel Macron, del cancelliere tedesco Friedrich Merz e del primo ministro britannico Keir Starmer.

Il contesto delle minacce e le parole di Mojtaba Khamenei

La pubblicazione dell'immagine, che ritrae i leader con un mirino sulla fronte nel caso di Trump e Netanyahu, è avvenuta in concomitanza con la diffusione di un messaggio attribuito a Mojtaba Khamenei, il figlio dell'ayatollah deceduto che ha da poco assunto il ruolo di nuova Guida suprema dell'Iran. Questi ha giurato che la "vendetta" per il sangue del padre, ucciso a febbraio durante i raid congiunti di Stati Uniti e Israele, è "il volere della nostra Nazione" e che "deve certamente essere compiuta".

Sebbene il nuovo leader non abbia fatto nomi specifici nel suo intervento, la lista pubblicata da Hamshahri ha fornito un elenco dettagliato dei soggetti che il regime indica come complici dell'operazione militare che ha portato alla morte dell'ayatollah, includendo anche esponenti dell'amministrazione statunitense e del governo israeliano, come il segretario di Stato Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth.

Le reazioni della politica italiana e la prudenza di Palazzo Chigi

Nonostante Palazzo Chigi abbia mantenuto inizialmente un atteggiamento prudente, forse anche per valutare se la posizione del giornale fosse effettivamente condivisa dai vertici dello Stato iraniano e per non compromettere il canale di dialogo mantenuto dai servizi di intelligence, le reazioni delle istituzioni italiane non si sono fatte attendere.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha espresso la sua "convinta solidarietà" alla premier, definendo l'episodio come un attacco non solo alla sua persona ma ai valori democratici e alle istituzioni che rappresenta. Sulla stessa scia, il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha parlato di una "grave e inquietante rappresentazione", mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha garantito "massima solidarietà" a Meloni, ha sottolineato come la presidente del Consiglio "certamente non si fa intimidire".

Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha espresso profondo sconcerto, ribadendo che colpire il premier significa colpire l'intera Nazione.

Un attacco alle istituzioni democratiche

La rappresentazione diffusa da Hamshahri, che appartiene al comune di Teheran ed è diretta da un sindaco ultraconservatore, viene interpretata come un'escalation retorica senza precedenti nei confronti dell'Italia, che fino a ora aveva cercato di mantenersi ai margini del conflitto diretto tra Washington e Teheran. Il deputato di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato e il presidente della Regione Basilicata Vito Bardi hanno parlato di una "intimidazione grave e inaccettabile" e di un "attacco diretto all'Italia".

Il segretario provinciale di Fratelli d'Italia, Cristiano Franceschini, ha aggiunto che la modalità della provocazione configura una minaccia diretta alla massima istituzione politica della Repubblica, un tentativo di minare la credibilità internazionale del Paese attraverso la delegittimazione della sua leader.

Il nodo dello Stretto di Hormuz e la tensione diplomatica

Proprio mentre l'accordo provvisorio per porre fine alla guerra appare sempre più fragile e le trattative in Oman sul controllo dello Stretto di Hormuz sono in corso, le parole di Trump – che ha minacciato la distruzione dell'Iran e parlato di "mille missili pronti al lancio" – e la lista di Teheran rischiano di infiammare ulteriormente il clima. Nelle prossime ore, l'Italia potrebbe procedere alla convocazione dell'ambasciatore iraniano per chiedere chiarimenti sulla vicenda, un passo che segnerebbe un ulteriore inasprimento delle relazioni diplomatiche.

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