Gemona, l’autopsia conferma: Venier strangolato e smembrato con un seghetto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’esame medico-legale sul corpo di Alessandro Venier, il 35enne trovato senza vita in una villetta di Gemona, ha dissipato ogni dubbio sulla dinamica dell’omicidio. Come riferito da fonti investigative all’Ansa, la morte è avvenuta per strangolamento, preceduto da una sedazione. Ma è ciò che è accaduto dopo a lasciare intravedere una ferocia difficilmente comprensibile: il cadavere è stato sottoposto a un sistematico smembramento, eseguito con un utensile affilato – probabilmente un seghetto, compatibile con quello sequestrato nel garage della casa dove il delitto è stato consumato.

Gli arti inferiori, secondo i rilievi, sono stati separati dall’addome, che a sua volta è stato diviso dal torace e dalla testa. Un’operazione macabra, compiuta con precisione quasi chirurgica, che ha reso ancor più complesso il lavoro dei patologi, chiamati a esaminare un corpo immerso per cinque giorni nella calce viva. Quest’ultima, tuttavia, non ha compromesso gli esiti dell’autopsia, confermando quanto già emerso dalle indagini: la morte risale alla notte tra il 9 e il 10 agosto, e lo strangolamento è avvenuto quando Venier era ancora in vita.

Nella villetta, oltre al seghetto, sono stati rinvenuti altri strumenti che potrebbero essere stati utilizzati per il delitto e il successivo occultamento. Tra questi, un bidone in cui il corpo sarebbe stato temporaneamente riposto prima di essere ricoperto di calce. Le analisi sul Ris, il reagente per la ricerca del sangue, sono ancora in corso, ma i primi risultati sembrano confermare la ricostruzione degli investigatori.

La madre della vittima, Lorena, aveva già parlato di un coltello come possibile arma del delitto, ma i medici legali escludono che un oggetto del genere avrebbe potuto tagliare le ossa del femore con tale nettezza. Da qui l’ipotesi del seghetto, la cui compatibilità con le ferite sarà verificata nei prossimi giorni.

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