La verità di Confortola? "Disponibile a mediare", mentre la polemica sugli Ottomila divide l’alpinismo
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Redazione Interno
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La disputa tra Marco Confortola e Simone Moro, che da settimane tiene banco nel mondo dell’alpinismo e non solo, ha trovato un nuovo interlocutore: Ezio Trabucchi, ex sindaco di Valdidentro, si è offerto come mediatore tra i due, auspicando che «emersa la realtà dei fatti». Una querelle che, come ha osservato Trabucchi, sembra ripercorrere dinamiche già viste nel passato, richiamando alla memoria lo storico conflitto tra Walter Bonatti e Compagnoni.
Confortola, alpinista valtellinese noto per le sue imprese sugli Ottomila, è al centro di accuse sempre più insistenti: Moro, bergamasco di fama internazionale, lo contesta apertamente, sostenendo che alcune delle sue spedizioni non siano mai avvenute o che, quantomeno, non abbiano raggiunto le vette dichiarate. A queste critiche si è unito anche Marco Camandona, uno dei pochi alpinisti ad aver completato l’ascesa di tutti i quattordici Ottomila, il quale ha espresso dubbi sulle imprese in solitaria di Confortola.
Le reazioni non si sono fatte attendere. «Meglio se morivo sul K2», ha dichiarato Confortola in un’intervista, lasciando trasparire tutto il disagio per una polemica che, a suo dire, nasce da invidia e malafede. Ma se da un lato c’è chi, come Agostino Da Polenza, minimizza definendo la vicenda «uno scandaluccio estivo», paragonandola a gossip da rotocalco, dall’altro è innegabile che il dibattito abbia scavato solchi profondi.
La questione, del resto, non è nuova nel mondo dell’alpinismo. Vent’anni fa, il caso di Cesare Maestri e della presunta scalata del Cerro Torre aveva già dimostrato quanto le controversie sulle vette raggiunte – o solo millantate – possano dividere. Allora, come oggi, furono documenti tecnici e verifiche sul campo a fare chiarezza. E forse, anche in questa occasione, saranno i fatti, più che le parole, a decidere l’esito della polemica.
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