“Quest’anno ci devi 600 euro”, nuova norma europea fa tremare le famiglie italiane
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Redazione Economia
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La stima, che non nasce da semplici speculazioni ma dall’analisi concreta dell’impatto economico di una nuova e articolata normativa comunitaria, circola ormai con insistenza, dipingendo uno scenario che molte famiglie faticano a digerire. Quella cifra, che potrebbe arrivare a sfiorare i seicento euro annui a nucleo familiare secondo le proiezioni più accreditate, rappresenta il costo potenziale dell’ETS2, il sistema europeo di scambio di quote di emissione applicato agli edifici e ai trasporti, il cui effetto si tradurrà in un inevitabile rincaro per il riscaldamento domestico e per i carburanti. Sebbene il disegno della legge, animato dalla necessità di ridurre l’inquinamento, sia teoricamente orientato a far gravare l’onere finanziario sui grandi fornitori di energia, la dinamica economica rende praticamente certo che questi costi aggiuntivi verranno trasferiti, almeno in parte, sui consumatori finali, i quali si troveranno a sostenere una spesa non trascurabile per servizi essenziali.
Il meccanismo dell’ETS2 e la “tassa invisibile”
Il funzionamento del sistema, come spiegato da esperti del settore tra cui Domenico De Rosa, che ha parlato esplicitamente di una “tassa invisibile” di cui si discute poco, si basa su un meccanismo di mercato: i fornitori di combustibili fossili, siano essi per il riscaldamento o per i veicoli, sono obbligati ad acquistare dei permessi per ogni tonnellata di anidride carbonica che i loro prodotti emetteranno durante l’utilizzo. Questo costo, che non figura come una voce separata in bolletta o allo sportello del distributore, si inra però in maniera sostanziale nel prezzo finale che i cittadini sono chiamati a pagare, finendo per agire come un prelievo indiretto. L’intenzione dichiarata delle istituzioni europee è proprio quella di utilizzare questo segnale di prezzo per orientare i comportamenti, spingendo verso una minore domanda di energie inquinanti e, di conseguenza, accelerando la transizione verso soluzioni più pulite, come le pompe di calore o i veicoli elettrici, il cui vantaggio comparativo diventerebbe più evidente.
Il dispositivo di anticipazione da tre miliardi
Proprio per cercare di attenuare l’impatto sociale di questa transizione e per accelerare il cambio di paradigma, la Banca europea per gli investimenti, in coordinamento con la Commissione Europea, ha concordato un dispositivo di anticipazione finanziaria da tre miliardi di euro. Questo fondo, che è stato annunciato dal commissario al clima Wopke Hoekstra, non viene distribuito direttamente alle famiglie per compensare i rincari, ma è concepito come uno strumento di prefinanziamento per progetti pubblici e privati finalizzati alla decarbonizzazione degli edifici e dei trasporti su strada. L’obiettivo strategico è quindi quello di utilizzare quelle stesse risorse, generate dal nuovo sistema, per creare le condizioni infrastrutturali e tecnologiche che possano, nel medio periodo, alleggerire la bolletta energetica dei cittadini attraverso una maggiore efficienza e una ridotta dipendenza dai combustibili fossili.
La stabilizzazione del mercato del carbonio
Parallelamente all’avvio del meccanismo di finanziamento, l’Unione Europea sta lavorando per blindare la cosiddetta riserva di stabilità del mercato delle quote di emissione, una misura tecnica ma cruciale concepita per prevenire un’eccessiva volatilità dei prezzi del carbonio. L’intervento normativo, proposto da Bruxelles, mira a garantire che il valore dei permessi non subisca fluttuazioni troppo brusche, le quali potrebbero mettere in difficoltà gli operatori economici e tradursi in picchi insostenibili sui costi per gli utenti finali. Si tratta di un tentativo, da parte dei legislatori, di costruire un quadro stabile e prevedibile intorno a un mercato appena nato, il cui sviluppo sarà determinante per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di neutralità climatica fissati per i prossimi decenni.




