Alcaraz allenta la pressione: "Io favorito? Contro Sinner non si può mai dire"
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Redazione Sport
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Dall'inviato a Monte Carlo. Subito dopo aver staccato il pass per la finale, quel biglietto che vale l'ennesimo capitolo di una rivalità ormai storica, Carlos Alcaraz non si è concesso il lusso di un riposo meritato. Invece di dirigersi in sala stampa, lo spagnolo – testa di serie numero uno del tabellone – è sceso subito al campo dei Principi, racchetta alla mano, per una ventina di minuti di lavoro supplementare. Una scelta, quest'ultima, che è diventata inevitabilmente l'oggetto della prima domanda in conferenza, quasi a voler sottolineare come la tensione, o meglio la concentrazione, per l'appuntamento di domenica sia già alle stelle.
L'anomalia del lavoro post partita e le parole sulla finale
“Appena uscito dal campo – ha spiegato il murciano – ho incontrato Samuel (Lopez, il suo coach, ndr) che mi ha detto di aver prenotato un campo per un quarto d'ora. L'idea era semplice: colpire qualche palla per uscire dal match con le sensazioni giuste, pronte per la sfida di domani”. Un dettaglio, questo, che non è passato inosservato, perché rivela la volontà di affinare dettagli che, come spesso accade in questi grandi eventi, finiscono per decidere le sorti di un incontro. L'attesa è finalmente finita: il circuito, da mesi, sperava in questo incrocio, la prima finale del 2026 tra i due dominatori del tennis mondiale. E ci siamo, con Jannik Sinner che arriva da una semifinale dominata contro Zverev e Alcaraz pronto a difendere il Titolo conquistato un anno fa nel Principato.
La replica a Sinner e la questione del favorito
Jannik, nel suo consueto stile schietto, aveva scaricato la pressione dall'altra parte della rete, definendo lo spagnolo il favorito della vigilia, soprattutto su una superficie come la terra rossa che esalta le qualità tecniche del giocatore iberico. Alcaraz, però, ha raccolto il testimone e lo ha ribaltato con la consueta eleganza. “Lui dice che sono il favorito? Guardate, contro Jannik non si può mai fare questo discorso. È vero, sulla terra mi sento più naturale, più a mio agio. Il mio stile di gioco – ammette – si adatta bene a questa superficie. Ma questo non significa nulla quando sei dall'altra parte della rete contro di lui”. Il livello mostrato dall'italiano in questo torneo, d'altronde, è parso a tutti altissimo, e Alcaraz lo ha sottolineato: “Il fatto che giochi meglio sul cemento non implica assolutamente che sulla terra giochi male. Anzi. Io posso perdere contro di lui ovunque, in qualsiasi torneo”.
Il valore della sfida e il dominio condiviso
La posta in palio, oltre al titolo del Masters 1000 di Montecarlo, è pesantissima. Si tratta del primo scontro diretto del 2026, e come se non bastasse c'è di mezzo anche la corsa al numero uno del mondo. A rendere il tutto ancora più affascinante, poi, ci pensano i numeri. Negli ultimi 24 tornei in cui entrambi erano presenti nel tabellone principale, ben 23 sono stati vinti da uno dei due. Un dominio schiacciante che Alcaraz commenta con una punta d'orgoglio: “Non ne parliamo molto tra di noi, ma qualcuno scherza su questa cosa. È bello vedere questa continuità, questa costanza. Ogni volta che ci incontriamo, il livello si alza al massimo. La gente, credo, aspetti proprio questi match”. Niente facili entusiasmi, però. “Non siamo supereroi”, ha ricordato. “Se questa è la prima sfida del 2026, significa che entrambi abbiamo perso prima. Anche gli altri ci stanno raggiungendo”. E proprio in questo equilibrio perfetto – testimoniato anche dal curioso dato dei punti vinti nei precedenti, quasi matematicamente identici – risiede la bellezza di una rivalità che sembra destinata a scrivere la storia del tennis per i prossimi anni.




