Meta lancia Muse spark e chiude l’era Llama per inseguire la “superintelligenza personale”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mercoledì Meta ha annunciato Muse spark, il primo modello di intelligenza artificiale sviluppato dalla neonata divisione Meta Superintelligence Labs, un reparto che l’amministratore delegato Mark Zuckerberg aveva voluto poco più di un anno fa per rilanciare – dopo qualche timido passo indietro – la corsa dell’azienda nel settore più caldo della tecnologia. A differenza della precedente filosofia open source, quella che aveva reso celebre la famiglia Llama e che aveva aperto i codici a sviluppatori e ricercatori esterni, questo nuovo sistema si presenta come un modello proprietario e chiuso, accessibile esclusivamente attraverso i servizi Meta AI sul web, nell’app dedicata e – a partire dalle prossime settimane – all’interno di WhatsApp, Instagram, Facebook, Messenger e persino negli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta. Si tratta, insomma, di un cambio di rotta radicale: il colosso guidato da Zuckerberg non sembra più disposto a condividere gratuitamente il proprio lavoro con la concorrenza, tanto più dopo aver investito somme astronomiche per recuperare terreno rispetto ad altri giganti del settore.

Un modello che sa “pensare” e competere con Gemini e ChatGPT

Muse spark non è solo un nome nuovo per un vecchio motore. L’azienda ci tiene a sottolineare come il sistema sia dotato di funzioni di ragionamento avanzato, capaci di gestire simultaneamente testo e immagini – una modalità multimodale che fino a ieri era appannaggio quasi esclusivo dei modelli di punta come Gemini (Google) o ChatGPT (OpenAI). Per rendere l’offerta ancora più distintiva, Meta ha introdotto una funzione specifica chiamata “Contemplating”, una sorta di modalità dedicata al pensiero approfondito: quando viene attivata, il modello impiega più tempo per elaborare una risposta, articolando catene logiche interne che simulano un’analisi passo dopo passo. Chi ha avuto modo di testare le versioni preliminari racconta che questa caratteristica è stata pensata per competere testa a testa con i modelli di “ragionamento estremo” già presenti sul mercato, un segmento in cui finora Meta era rimasta indietro.

Il prezzo della svolta: 12 miliardi per Alexandr Wang e Scale AI

Dietro questa accelerazione c’è una storia che somiglia più a un film sui supereroi che a una nota stampa aziendale. Il nome “Superintelligence Labs” potrebbe evocare l’universo Marvel o Dc, ma in realtà è un team reale, costato a Zuckerberg decine di miliardi di euro. Di questi, più di 12 miliardi sono serviti per acquisire – o meglio, per portare all’interno di Meta – la startup Scale AI e il suo fondatore, Alexandr Wang. Trentenne da pochi mesi, Wang è considerato una sorta di bambino prodigio della Silicon Valley: aveva fondato Scale AI a diciannove anni, costruendo un’impresa da miliardi di dollari specializzata nell’etichettatura e nella gestione dei dati per l’intelligenza artificiale. Ora, dopo aver incassato quella che qualcuno ha definito la “bustarella più costosa della storia dell’AI”, ha messo a disposizione di Zuckerberg le sue competenze per ridisegnare da capo l’architettura dei modelli Meta. I primi frutti di questa scommessa sono proprio Muse spark e la sua capacità di ragionamento avanzato.

Applicazioni concrete, anche in ambiti sensibili come la salute

Meta non si limita a presentare Muse spark come un esercizio di stile tecnologico. L’azienda rilancia le proprie ambizioni nell’intelligenza artificiale generativa puntando su applicazioni concrete in settori tradizionalmente considerati ad alta complessità, come la salute. Il modello, grazie alla sua capacità di integrare testo e immagini e di eseguire ragionamenti articolati, potrebbe assistere i medici nell’analisi di referti o nella sintesi di cartelle cliniche, anche se al momento non sono stati forniti dettagli su sperimentazioni in corso o partner ospedalieri. La strategia di Zuckerberg – che ormai da più di un anno guida l’azienda senza più l’ombra della presidenza Trump a occupare le prime pagine dei giornali – è chiara: tenere Muse spark chiuso e proprietario significa mantenere il controllo su un vantaggio competitivo difficile da replicare, sperando che la “superintelligenza personale” promessa si trasformi presto in un prodotto di massa. Per ora, il modello è accessibile solo in versione limitata su Meta AI, ma l’integrazione su larga scala nelle app di uso quotidiano – da WhatsApp agli occhiali intelligenti – è già stata annunciata come imminente.

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