Sac, al via la procedura per la privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso
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Redazione Economia
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La Sac, la società che gestisce gli scali di Catania e Comiso, ha avviato formalmente l’iter per la cessione di una partecipazione di maggioranza. La procedura, finalizzata alla raccolta di manifestazioni di interesse, prevede il trasferimento di una quota azionaria non inferiore al 51 per cento del capitale sociale, una mossa che segna un punto di svolta nella gestione delle due infrastrutture.
L’avviso – pubblicato sul sito ufficiale della concessionaria – è aperto a operatori economici nazionali ed esteri, i quali possono partecipare sia in forma singola che associata. Tra i paletti imposti dalla società, spiccano la necessità di possedere i requisiti generali previsti dalla normativa vigente e, aspetto cruciale, una comprovata esperienza nella gestione aeroportuale unita a una solida capacità economico-finanziaria. La scadenza per la presentazione delle domande, corredate dalla documentazione richiesta, è fissata per la mezzanotte del 3 giugno 2026.
Il progetto Goldrake e i numeri della società
Il dossier, che alcuni addetti ai lavori hanno ribattezzato “Goldrake” in riferimento al celebre cartone animato giapponese, si basa su un documento di tredici pagine che delinea i contorni dell’operazione. Non si tratta di una semplice ricerca di soci finanziari: l’obiettivo dichiarato – si legge in una nota della società – è quello di attrarre un partner industriale in grado di sostenere la crescita e la competitività del sistema aeroportuale gestito dalla Sac, con ricadute non solo sul traffico aereo ma anche sull’indotto locale.
I dati economici recenti fotografano una realtà in salute, che potrebbe attirare l’attenzione dei grandi fondi. Il bilancio 2025 si è chiuso infatti con un utile netto di 8 milioni di euro, mentre il valore della produzione ha raggiunto i 112,2 milioni. I ricavi commerciali, che rappresentano una fetta sempre più rilevante del business, hanno toccato quota 30 milioni. Nel loro complesso, i due aeroporti (con Catania che funge da traino incontrastato) hanno superato la soglia dei 12,5 milioni di passeggeri.
I requisiti per i candidati e i tempi della gara
La procedura non lascia spazio a improvvisazioni. Chi intende mettere le mani sul controllo della società dovrà avere le spalle larghe. I requisiti economici richiesti escludono di fatto i piccoli investitori: è necessario un fatturato medio annuo di almeno 150 milioni di euro (calcolato sui migliori tre esercizi degli ultimi cinque), un patrimonio netto che non scenda sotto i 300 milioni e un’esperienza specifica nel settore della gestione aeroportuale per un periodo minimo di cinque anni nell’ultimo decennio.
L’iter previsto per la selezione si articolerà in tre fasi distinte. Si partirà con la raccolta delle manifestazioni di interesse, accompagnata dalla verifica dei possessi dei requisiti; si passerà successivamente all’esame delle offerte preliminari, che dovranno essere supportate da un piano industriale dettagliato; si arriverà infine alla presentazione delle offerte vincolanti. Per accedere all’ultimo step – la fase calda della trattativa – saranno ammessi al massimo cinque concorrenti, a dimostrazione della volontà di restringere il campo a una ristretta cerchia di pretendenti altamente qualificati.
Le suggestioni di mercato e il ruolo di Comiso
Anche se al momento non ci sono conferme ufficiali, il mercato ha già iniziato a scommettere sui possibili pretendenti. Nei giorni scorsi alcune agenzie stampa internazionali avevano indicato il fondo sovrano di Abu Dhabi (Adq) tra i soggetti che avrebbero potuto guardare con interesse all’operazione, ipotizzando una valutazione dell’asset compresa tra i 500 e i 600 milioni di euro. Sul fronte nazionale, i riflettori sono puntati su grandi player come F2i (che già controlla numerosi scali nella penisola) e Save, la holding che gestisce il sistema aeroportuale del Nordest.
Non va dimenticato, infine, il ruolo strategico di Comiso. Se per lo scalo di Catania la privatizzazione rappresenta un’evoluzione quasi naturale per un hub ormai consolidato, per l’aeroporto “Pio La Torre” (situato nel Ragusano) l’ingresso di un socio privato rappresenta l’occasione per sbloccare un potenziale finora rimasto inespresso. La speranza, tradotta in termini strettamente industriali, è che il nuovo acquirente sappia trasformare la struttura iblea da semplice “spalla” del capoluogo etneo a un vero e proprio asset complementare per la competitività del Sud-Est siciliano.




