Terremoto nel Golfo di Napoli, una scossa profonda 414 km avvertita da nord a sud

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una scossa di terremoto di magnitudo 5.9 è stata registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 00:03 di oggi, martedì 10 marzo, nel Golfo di Napoli. L’epicentro, secondo i primi rilievi, è stato localizzato al largo, tra Ischia e Capri e più precisamente a sud di Capri, in un’area del mar Tirreno che raramente dà origine a fenomeni sismici di questa intensità. E se l’energia sprigionata è stata oggettivamente rilevante, tanto che alcuni centri di monitoraggio stranieri, come il German Research Centre for Geosciences e l’USGS statunitense, hanno inizialmente stimato una magnitudo compresa tra 6.0 e 6.1, è la profondità dell’ipocentro l’elemento che ha caratterizzato l’intero evento: 414 chilometri secondo i dati dell’INGV, anche se non mancano leggere discrepanze con le rilevazioni internazionali che collocano il punto di origine tra i 372 e i 377 chilometri di profondità.

Un sisma profondo e le sue conseguenze sulla percezione

Proprio questa caratteristica, una profondità così estrema che colloca il sisma nel mantello terrestre ben al di sotto della crosta, spiega il paradosso di un terremoto potentissimo che in superficie è stato avvertito in modo attenuato se non, in alcuni casi, impercettibile. L’energia, viaggiando per centinaia di chilometri attraverso strati rocciosi differenti, si attenua notevolmente prima di raggiungere le abitazioni e il suolo. E se da un lato la profondità ha scongiurato qualsiasi effetto distruttivo — e al momento non si registrano danni a persone o cose — dall’altro ha permesso alle onde sismiche di propagarsi su una superficie enormemente vasta. Segnalazioni di leggere oscillazioni, con lampadari che dondolavano e infissi che vibravano, sono arrivate da Torino, Milano e Verona così come da Palermo e Bari, a testimonianza di come la scossa sia stata percepita, seppur debolmente, dall’arco alpino fino alla Sicilia.

Il silenzio dei sismografi campani e il rumore sui social

Curiosamente, proprio nell’area epicentrale, a Napoli e nei comuni del Golfo, il terremoto non è stato avvertito dalla maggior parte della popolazione. La grande profondità ha giocato un ruolo determinante anche in questo: l’onda sismica, arrivando in verticale da quote elevatissime, sotto i fondali del Tirreno, non ha prodotto quelle forti scosse di assestamento che ci si aspetterebbe da un evento di magnitudo 5.9. Sui social network, e in particolare sulla piattaforma X dove l’hashtag #terremoto è stato immediatamente tra gli argomenti più discussi, molti utenti della Campania hanno commentato con stupore di non essersi accorti di nulla, mentre da altre regioni italiane, anche molto distanti, arrivavano segnalazioni opposte. Una discrepanza che trova la sua spiegazione scientifica nella meccanica dei sismi profondi, capaci di "viaggiare" lontano e di farsi sentire in modo selettivo, talvolta silenziosi proprio dove ci si aspetterebbe il contrario.

L’analisi dei dati e le discrepanze tra i centri di rilevazione

Il lavoro di localizzazione e analisi è ora al vaglio dei sismologi. La differenza di poche frazioni decimali nella magnitudo, così come la leggera forbice sulla profondità esatta che vede l’INGV attestato sui 414 chilometri e altri istituti su valori leggermente inferiori, rientra nella normale fisiologia del rilevamento strumentale. Reti sismiche diverse, con sensori posizionati in punti differenti del globo, possono registrare variazioni minime nei tempi di arrivo delle onde, generando stime non perfettamente sovrapponibili. Ciò che conta, per gli esperti, è il quadro complessivo: un terremoto profondo, di magnotudo consistente ma per fortuna innocuo, che ha offerto l’occasione per raccogliere dati preziosi sulla struttura del sottosuolo sotto il mar Tirreno, una zona già di per sé complessa dal punto di vista geodinamico.

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