Terremoto di magnitudo 5.9 nel golfo di Napoli, scossa profonda avvertita da Milano a Palermo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
È stato un evento sismico destinato a lasciare il segno nelle rilevazioni strumentali, quello che pochi minuti dopo la mezzanotte ha scosso il sottosuolo del Tirreno meridionale. Una scossa di magnitudo 5.9 è stata localizzata dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) con epicentro a poca distanza dalla costa nord-occidentale di Capri, in provincia di Napoli, a una profondità di 414 chilometri. Un valore, quest’ultimo, che gli stessi esperti definiscono estremamente elevato, soprattutto se paragonato ai terremoti a cui la penisola è abituata – quelli che si generano nella crosta terrestre superiore – e che spiega gran parte della dinamica con cui il sisma è stato percepito.
La natura profonda dell’ipocentro, come spiegano i vulcanologi dell’Osservatorio Vesuviano, ha fatto sì che l’energia liberata, seppur notevole, si propagasse verso l’alto in maniera anomala. Le onde sismiche hanno infatti viaggiato attraverso centinaia di chilometri di mantello terrestre, attenuandosi in parte e producendo effetti in superficie molto diversi da quelli che ci si aspetterebbe da un terremoto di questa potenza. Il risultato, paradossale solo in apparenza, è che la scossa è stata avvertita più chiaramente in aree lontane dall’epicentro piuttosto che nelle immediate vicinanze di Napoli. Le segnalazioni raccolte dall’Ingv attraverso il questionario Hai sentito il terremoto? disegnano una mappa dei risentimenti che copre buona parte dello stivale, con intensità comprese tra il II e il IV grado della scala Mercalli.
Dalla Sicilia alle regioni settentrionali, la scossa si allarga
I cittadini di Roma, Ancona, Firenze e Bologna hanno riferito di aver avvertito il movimento tellurico, e lo stesso è accaduto più a nord, fino a Padova e Trento. Numerose le segnalazioni giunte anche dalla zona di Milano, dalla Spezia e, scendendo lungo la penisola, da Napoli, Salerno, Reggio Calabria, Messina, Palermo e Catania. Questo vasto raggio di propagazione è una caratteristica tipica dei terremoti profondi: l’energia, liberandosi a grande profondità, illumina sismicamente un’area molto estesa, ma con un’intensità generalmente moderata e priva della violenza distruttiva che avrebbe avuto un sisma superficiale di pari magnitudo. Fortunatamente, come confermato dalla Protezione Civile e dalla prefettura di Napoli, non si registrano danni a persone o cose, e le verifiche tecniche sulle infrastrutture e sulle coste non hanno evidenziato criticità.
L’analisi dell’Ingv: nessuna correlazione con i fenomeni vulcanici locali
Uno degli aspetti su cui i tecnici dell’Ingv hanno mostrato maggiore cautela, nel tentativo di evitare allarmismi infondati, riguarda la natura geologica dell’evento. Il terremoto non ha alcuna connessione con le dinamiche vulcaniche del Vesuvio né con il bradisismo che interessa l’area dei Campi Flegrei, fenomeni questi che coinvolgono strati crostali molto più superficiali. In gioco, piuttosto, vi è un processo tettonico profondo noto come subduzione: una porzione di litosfera oceanica, nel suo lento sprofondare nel mantello terrestre, accumula stress che viene poi rilasciato sotto forma di sismi a grandi profondità. La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Lucia Pappalardo, ha chiarito come si tratti di un meccanismo geologico antico, in atto da milioni di anni, e che per questo non deve essere confuso con la sismicità più superficiale e nota ai cittadini campani.
Le conseguenze sulla rete ferroviaria e le misure precauzionali
Nonostante l’assenza di effetti distruttivi sul territorio, l’energia del sisma ha avuto ripercussioni concrete sulla circolazione ferroviaria. La scossa, sebbene profonda, ha attivato i protocolli di sicurezza di Rete Ferroviaria Italiana, portando a verifiche tecniche e rallentamenti che hanno accumulato ritardi fino a cento minuti per i convogli in transito tra Salerno e Napoli e verso Roma Termini. Un impatto, quello sui trasporti, che ha rappresentato la principale conseguenza pratica dell’evento, assieme alla riunione d’urgenza del Centro di Coordinamento dei Soccorsi convocata nella notte dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, per monitorare la situazione e coordinare i controlli sulla costa, scongiurando eventuali frane o instabilità dei tratti più fragili.




