L’oleodotto saudita verso il mar Rosso messo nel mirino di uno sciame di droni

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Non c’è tregua che tenga, a quanto pare, quando si parla di infrastrutture energetiche nel cuore del Medio Oriente. La scorsa notte – o, per essere più precisi, attorno all’una locale, che corrispondono alle 14 in Italia – uno sciame di droni ha preso di mira una stazione di pompaggio lungo l’oleodotto saudita che collega i giacimenti orientali al mar Rosso. Un attacco, questo, che il Financial Times ha riportato per primo, ricevendo pronta conferma dall’agenzia Reuters, e che riaccende immediatamente i riflettori sulla vulnerabilità di quell’arteria considerata ormai strategica dopo le ripetute chiusure dello Stretto di Hormuz.

Un’arteria vitale nata per aggirare il collo di bottiglia

L’impianto, lungo circa 1.200 chilometri, non è un semplice oleodotto: è il piano B dell’Arabia Saudita per continuare a esportare greggio quando il transito via mare attraverso Hormuz diventa impraticabile. E negli ultimi mesi – lo si legge tra le righe dei dispacci internazionali – lo è diventato più volte, complici gli scontri diretti tra Washington e Teheran. La stazione di pompaggio colpita, della quale non sono stati forniti nomi o coordinate precise, rappresenta uno dei nodi nevralgici di quel tracciato est-ovest senza il quale il regno saudita vedrebbe dimezzata la propria capacità di aggirare il blocco iraniano.

L’attacco avviene poche ore dopo l’annuncio della tregua

A rendere l’episodio ancora più scabroso è la tempistica. L’incursione con i droni è avvenuta nelle stesse ore in cui Donald Trump – da oltre un anno nuovamente alla Casa Bianca – annunciava una tregua di due settimane negli attacchi all’Iran, a condizione che Teheran acconsentisse all’apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz. I Pasdaran, dal canto loro, hanno già fatto sapere di avere «il dito sul grilletto», mentre la Casa Bianca ha escluso il Libano dall’intesa. Un quadro, insomma, in cui il cessate il fuoco appare più una sospensione armata che una vera distensione.

La conferma delle fonti e il ruolo della mediazione pakistano-cinese

Secondo quanto riferito da fonti ben informate al quotidiano britannico, l’attacco è stato portato a termine nonostante l’Iran avesse già accettato – grazie anche all’intervento dell’ultimo minuto della Cina, che ha esortato gli ayatollah a mostrare flessibilità – la proposta di cessate il fuoco avanzata dal Pakistan. Un paradosso solo apparente, perché chi ha lanciato i droni potrebbe non rispondere direttamente al governo di Teheran, oppure potrebbe interpretare la tregua come limitata ai soli bombardamenti aerei e non alle azioni contro le infrastrutture terrestri saudite. Di certo, l’oleodotto verso il mar Rosso è stato centrato, e la scia di petrolio che alimenta i mercati globali trema.

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