Maturità boicottata, i docenti influencer si dividono: tra proteste e ricerca di dialogo

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   «Non sarà eroismo, ma nemmeno vigliaccheria», osserva lo scrittore Paolo Galiano, commentando la scelta di quegli studenti che, all’esame di maturità, hanno opposto un silenzio carico di significato alla prova orale. Un gesto che, se da un lato ha acceso polemiche, dall’altro ha riportato al centro del dibattito il tema della competitività scolastica e del peso attribuito ai voti. Tra chi lo definisce un atto di coraggio e chi lo considera una protesta mal indirizzata, le voci si moltiplicano, lasciando emergere un confronto tutt’altro che univoco.

Vincenzo Schettini, il professore noto per il suo approccio divulgativo su La fisica che ci piace, invita a riflettere su metodi alternativi per esprimere dissenso. «Sono sicuro che dietro quel silenzio ci sia un disagio», afferma, «ma la protesta va fatta in un’altra maniera». Per Schettini, il dialogo con i docenti rimane la strada maestra, pur riconoscendo che il malcontento degli studenti meriti ascolto. Una posizione che, seppur critica verso le modalità scelte, non ne sminuisce le motivazioni.

Diverso il tono di Osvaldo Di Cuffa, preside dell’istituto Sassetti-Peruzzi, che teme l’effetto emulazione. «Se la protesta non ha un obiettivo chiaro, rischia di ridursi a una moda», avverte, riferendosi in particolare al caso degli Scolopi, dove un ragazzo ha rifiutato l’orale senza fornire spiegazioni. Un gesto che, secondo Di Cuffa, avrebbe potuto assumere un valore diverso se accompagnato da una richiesta precisa.

A contrapporsi a queste voci più caute c’è quella del pedagogista Daniele Novara, per il quale il rifiuto dell’orale rappresenta un’espressione di senso critico. «Se la maturità valuta la capacità di analisi, questi studenti meritano il massimo dei voti», sostiene, sottolineando come il loro silenzio abbia messo in luce una criticità del sistema. Una prospettiva che trova eco nel racconto di Mariasole Tomassini, studentessa di Pesaro, che durante l’esame ha letto un discorso contro ciò che definisce «una scuola che zittisce».

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.