Natale a tavola, spesi 3 miliardi tra tradizione e prodotti italiani
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Redazione Interno
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Il pranzo di Natale, momento in cui il racconto familiare si intreccia con i sapori di sempre, ha confermato anche quest'anno il suo ruolo di pilastro delle festività, un rito che gli italiani hanno celebrato investendo complessivamente tre miliardi di euro. A tracciare il bilancio, non senza sottolineare come la quasi totalità delle famiglie, il novantuno per cento per l'esattezza, abbia scelto la dimensione domestica o quella delle case di congiunti, è la Coldiretti. Un dato che, se da un lato evidenzia la resistenza di certi modelli consolidati, dall'altro fotografa una spesa precisa e articolata, la quale riflette una volontà chiara di puntare sulla filiera nazionale.
Il primato della cucina italiana e il lavoro ai fornelli
Quella che si è vista sulle tavole è stata un'adesione quasi plebiscitaria ai prodotti made in Italy, molti dei quali a chilometro zero, in un contesto dove la recente iscrizione della cucina italiana nel patrimonio Unesco dell'umanità ha offerto un ulteriore, seppur non determinante, motivo di orgoglio. La distribuzione della spesa, del resto, parla un linguaggio inequivocabile: un miliardo di euro è stato destinato all'acquisto di pesce, carni e salumi, mentre seicentocinquanta milioni sono confluiti in spumante, vino e altre bevande. Ai dolci, tra panettoni, pandori e specialità da forno, sono andati trecentocinquanta milioni, confermando come il pasto festivo sia una partitura dove ogni portata ha il suo peso specifico. Un impegno, quello tra i fornelli, che per molti si è tradotto in quasi tre ore di lavoro dedicate alla preparazione, a testimonianza di un investimento non solo economico ma anche di tempo e dedizione.
Il capitolo regali e la spesa extra-alimentare
Accanto al capitolo alimentare, che pure resta il fulcro materiale e simbolico della ricorrenza, si è mosso con vigore anche quello dei doni. Le rilevazioni congiunte di Confcommercio e Coldiretti stimano per questa voce una cifra complessiva che si avvicina ai 9,6 miliardi di euro, con una spesa media individuale di 211 euro. La maggior parte delle persone, quasi nove su dieci, ha dichiarato di essere disposta a sostenere una spesa fino a trecento euro, mentre coloro i quali hanno superato questa soglia costituiscono una minoranza, appena il tredici per cento. Una fascia, l'undici per cento, ha invece contenuto l'esborso sotto i cinquanta euro, delineando un panorama eterogeneo ma nel complesso sostenuto.
La tenuta del modello tradizionale e le scelte alternative
Il quadro che emerge, pertanto, è quello di una festa radicata nella consuetudine domestica, dove la spesa, seppur cospicua, è percepita come un investimento in convivialità e identità. La scelta di consumare il pasto in casa propria o in quella di parenti e amici, come fa la stragrande maggioranza, lascia comunque uno spazio residuale ad altre modalità, come i ristoranti o gli agriturismi, i quali rappresentano un'alternativa per una parte degli italiani. Tutto questo avviene in un momento storico complesso, con un nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alla Casa Bianca, sebbene il contesto internazionale non sembri aver inciso sulle abitudini consolidate della tavola natalizia nel nostro paese, che procede secondo un copione profondamente interiorizzato.




