Cruciani si racconta tra radio, famiglia e le polemiche: "Non vivo con mia figlia dal 2011"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Giuseppe Cruciani, la voce inconfondibile de "La Zanzara" su Radio 24, si è raccontato a cuore aperto durante la presentazione del suo ultimo libro "Libertà. Tutto Cruciani dalla A alla Z" al Festival Il Libro Possibile. L'occasione è stata propizia per un'analisi a tutto tondo della sua figura, che da oltre vent'anni anima le frequenze radiofoniche con uno stile satirico, irriverente e volutamente controcorrente.
Cruciani ha toccato temi che spaziano dalla sfera pubblica a quella privata, offrendo spunti di riflessione su ciò che significa essere un comunicatore nell'Italia di oggi e su come si costruisca, o si distrugga, il consenso popolare.
La lezione di comunicazione di Vannacci
Nel corso dell'intervista rilasciata a Vanity Fair, il conduttore ha speso parole inedite per l'ex generale Roberto Vannacci, tracciando un netto distinguo tra l'uomo e il fenomeno mediatico. "Non è un mio modello Vannacci. - ha spiegato Cruciani - È un bravissimo comunicatore, questo sì. Ha capito come costruire consenso e ha una sua linea su alcuni temi, mentre su altri ancora non è chiarissimo". L'analisi del giornalista si spinge oltre il giudizio personale per entrare nel merito del dibattito pubblico: "Quello che non condivido è la sua demonizzazione.
È stato trasformato in un mostro e io sono sempre contro le criminalizzazioni e la mostrificazione. Per questo, in alcune occasioni, l'ho difeso".
La vita privata e il rapporto con la figlia
Uno dei passaggi più toccanti e sinceri dell'incontro ha riguardato la sfera affettiva e familiare, in particolare il legame con la figlia, da cui non vive stabilmente da oltre un decennio. "Sono salutista sì, ma sul resto andrei più cauto. - ha precisato Cruciani - Sul fatto di essere un bravissimo padre, per esempio, non sono io a poterlo dire. Anzi, mi considero piuttosto imperfetto. Non vivo con mia figlia dal 2011 e credo di averle dedicato meno tempo di quanto oggi si ritenga giusto dedicare a un figlio".
Questa ammissione, lungi dall'essere un mea culpa teatrale, è stata inquadrata dal conduttore in una prospettiva generazionale, quasi sociologica: "Però appartengo a una generazione in cui i nostri genitori lavoravano e non stavano con noi ventiquattr'ore su ventiquattro", ha aggiunto, sollevando una riflessione su come i modelli educativi e le aspettative sociali siano radicalmente cambiati nel corso degli anni.
La carriera e le battaglie culturali
La carriera di Cruciani è stata costellata da cambi di rotta e collaborazioni prestigiose: partito da Radio Radicale, ha militato in redazioni come quelle de L'Indipendente, Il Tempo, Liberal e Il Foglio, fino a diventare produttore per Euronews. Dal 2000 è in Radio 24, ma è dal 2006 che conduce "La Zanzara" in coppia con David Parenzo, un sodalizio che ha fatto epoca nel panorama dell'infotainment nostrano.
La sua cifra stilistica, fatta di provocazioni e paradossi, emerge anche quando affronta temi quotidiani con un'ironia che sfiora il surreale: "Il cu*o ce lo puliamo tutti, discutere di carta igienica e bidet è qualcosa di trasversale. Non mi drogo, sono talmente esagitato che la cocaina scapperebbe". Un modo per sdrammatizzare e abbattere le barriere del politically correct, trasformando il banale in occasione di dibattito collettivo.
Un comunicatore controcorrente
Al di là delle battute e degli eccessi verbali, ciò che emerge dal racconto di Cruciani è la consapevolezza di un mestiere, quello del giornalista radiofonico, che vive di contraddizioni e di un costante bilanciamento tra etica e spettacolo. La sua difesa di Vannacci, pur nella distanza ideologica, e l'ammissione delle proprie fragilità paterne rivelano un tentativo di umanizzare il personaggio pubblico, sottraendolo alle logiche binarie del tifoso o del detrattore.
Che si condividano o meno le sue posizioni, Cruciani dimostra di aver compreso le dinamiche del consenso moderno, dove la trasparenza e l'ammissione dei propri limiti diventano, paradossalmente, strumenti di credibilità. La sua presenza al Festival Il Libro Possibile e l'uscita del volume "Libertà" hanno confermato come la sua voce resti una delle più originali e disturbanti del giornalismo italiano, capace di interrogare gli ascoltatori su temi spinosi senza mai cercare facili consensi, ma anzi provocando reazioni viscerali che sono il carburante stesso del suo successo.
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