Omicidio di Collegno, il killer confessa: "Mi sento uno schifo, non ero io"
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Redazione Interno
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La notte del 23 ottobre, mentre controllava le gomme della sua auto in corso Francia a Collegno, temendo l'ennesimo sabotaggio che da mesi tormentava le sue giornate, Marco Veronese è stato sorpreso da un'aggressione mortale, un agguato preordinato che si è consumato con una violenza inaudita, portandolo alla morte per oltre dieci coltellate. L'autore materiale del delitto, Michele Nicastri, un imprenditore informatico di 49 anni attualmente legato sentimentalmente all'ex compagna della vittima, ha successivamente confessato la propria responsabilità, dichiarando, in un momento di apparente crisi, di sentirsi "uno schifo" e di non riconoscersi in quell'atto feroce, quasi a volersi distanziare dalla propria identità in quel frangente buio.
La conferma della premeditazione
A suffragio della gravità della posizione dell'indagato, il giudice per le indagini preliminari di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere, confermando l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Le indagini, che hanno ricostruito una scena del crimine meticolosamente organizzata, descrivono un Nicastri appostato per due ore nell'oscurità, armato di guanti e coltello, in attesa della sua vittima; un agguato studiato nei minimi particolari, dove l'assassino si era posizionato non frontalmente all'abitazione, bensì in un luogo defilato, dietro l'angolo, per non essere scorto e per osservare con pazienza le movenze di Veronese, colto nel momento in cui, ormai abituato a quel triste rituale, ispezionava la sua Stelvio.
Le motivazioni del provvedimento cautelare
Nel provvedimento che nega la libertà all'imprenditore, il gip ha espresso una valutazione netta sulla sua pericolosità sociale, sottolineando come "le modalità, la gravità e l’efferatezza del reato commesso denotino in capo all’indagato un’indubbia pericolosità". Il magistrato, le cui parole non lasciano spazio a interpretazioni, ha aggiunto che Nicastri possiede "un’indole violenta e omicida", ritenendo "concreto e attuale il pericolo che qualora rimesso in libertà possa uccidere ancora". A queste considerazioni di natura psico-criminologica, se ne affiancano altre di carattere processuale, dato che l'uomo è "in possesso di plurimi immobili dislocati nel territorio nazionale e di significative entrate finanziarie", elementi che, secondo il giudice, lo metterebbero "in condizioni di sottrarsi al procedimento e alle conseguenze" qualora fosse lasciato libero.
Il contesto relazionale e l'impatto della pandemia
Il movente dell'omicidio affonda le sue radici in una vicenda personale e relazionale profondamente alterata, secondo quanto emerso, dal periodo pandemico. Il rapporto tra Marco Veronese e la sua ex compagna Valentina, infatti, venne deteriorato in maniera irrimediabile proprio a causa del Covid, un evento esterno che, galeotto, agì da catalizzatore per tensioni preesistenti, creando un terreno fertile per un successivo e tragico sconvolgimento degli equilibri. In questo quadro già compromesso, si è inserita la nuova relazione tra Valentina e Michele Nicastri, la cui gelosia o insofferenza per la persistenza di un legame, seppur conflittuale, con il passato della donna, avrebbe generato il clima di ostilità culminato nella decisione di porre fine alla vita di Veronese.




