Mancini: “Vogliamo il Mondiale per portarci un intero popolo”
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Redazione Sport
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La vittoria per 2-0 sulla Moldavia, seppur arrivata nel finale con i gol di Gianluca Mancini e di Pio Esposito, ha lasciato un retrogusto amaro, evidenziando quelle che appaiono come lacune strutturali di una squadra che, nonostante il risultato positivo, fatica a trovare fluidità e espressività. Il difensore romano, autore del gol dello sblocco, ha sottolineato come l’obiettivo di qualificarsi alla massima competizione planetaria trascenda l’ambito puramente sportivo, coinvolgendo in un progetto collettivo l’intera nazione. “Al Mondiale non andiamo solo noi se dovessimo andare, ma un popolo, una nazione, i miei genitori, tutti voi, i tifosi, gli italiani”, ha dichiarato a Sportmediaset, ponendo l’accento su un sentimento di unione che sembra essere il vero motore per affrontare la strada impervia che conduce alla rassegna iridata.
La fatica contro la Moldavia e il problema qualità
Contro una formazione collocata al centocinquantaseiesimo posto del ranking Fifa, l’Italia ha impiegato ottantotto minuti per trovare la via del gol, un dato che da solo racconta le difficoltà incontrate nel creare occasioni chiare e nel imporre una superiorità tecnica che, sulla carta, sarebbe dovuta essere netta. La squadra schierata da Gennaro Gattuso, che alcuni hanno definito una sorta di Italia B, ha mostrato limiti evidenti in fase di costruzione del gioco, riuscendo a domare un avversario ostinato ma tecnicamente modesto soltanto quando l’ingresso di elementi di maggiore esperienza ha coinciso con il calo fisiologico degli avversari. Le due reti, peraltro, sono giunte entrambe di testa, su azioni da palla inattiva, un dettaglio che conferma la struggente fatica nel produrre gioco pericoloso attraverso il possesso palla e le combinazioni negli spazi stretti.
Le riflessioni dopo la gara
Alessandro Altobelli, campione del mondo nel 1982, pur riconoscendo l’importanza del successo per costruire fiducia, ha espresso all’Adnkronos la necessità di un deciso miglioramento sotto il profilo del gioco. “Ora però mi aspetto da questa Nazionale miglioramenti nel gioco”, ha affermato l’ex attaccante, aggiungendo che, dato che i giocatori a disposizione sono quelli, è assolutamente necessario che il collettivo cresca per non correre rischi nell’imminente appuntamento dei playoff. Le sue parole sembrano riflettere un’opinione piuttosto diffusa: vincere aiuta a vincere, è vero, ma la qualità del rendimento in campo rimane l’indicatore principale su cui misurare i reali progressi di un gruppo che si appresta ad affrontare sfide ben più ardue.
La strada verso i playoff
Quella ottenuta a Chisinau rappresenta la quinta vittoria consecutiva nella gestione di Gattuso, un dato statistico positivo che, tuttavia, non basta a garantire l’accesso diretto al Mondiale, per il quale sarà obbligatorio passare dal turno di marzo. L’impegno immediato contro la Norvegia a San Siro costituirà un’ulteriore, utile verifica in vista di quell’appuntamento cruciale, un test per capire se la squadra saprà trovare, come chiesto da molti, quella continuità di gioco e quella sicurezza che finora hanno mostrato solo lampi isolati. Il carattere e l’impegno di cui parla Altobelli, del resto, sono ingredienti fondamentali, ma per realizzare il sogno di portare “un intero popolo” al Mondiale, dovranno necessariamente essere accompagnati da un’espressione calcistica di livello superiore.




